domenica 11 gennaio 2015
martedì 9 dicembre 2014
Non posso dirti tutto
Ricongiungere alcuni collegamenti ad una ragnatela appartenente al mio vissuto dovrebbe essere lieta novella. Sbattere, capire, farsi male. Rendersi conto di alcune cose velate che stavano o stanno lì a formare, stoltamente, un uni-verso dei fatti è una vittoria quasi silenziosa.
Liberare gli altarini e gli scheletri negli armadi dalla stantia e "santa" processualità del “doveva andare così”, meraviglia tra le righe delle rovine. Le cose, a volte, non avvengono così per caso; soprattutto quando si è in pochi. Quanti? Cosa? A volte piccoli dettagli, minuziose “sciocchezze” possono rivelare e rilevare pezzi organici di qualcosa che è andato perso in giro, molte delle volte con una, quasi, chirurgica volontà di occultamento.
Steps, passi in adagio, fatti uno alla volta nel procedere del tempo vacuo, nebbioso, quasi inesistente ma presente e lineare, che asseconda. Nel bene e per bene. Poi, ma senza un ordine e un invito, arrivano i personaggi inesistenti senza portafoglio, o almeno credono il contrario, di un’altrettanta telenovela inesistente. (Sorriso di circo-stanza). Borbottano, consigliano, cincischiano di doveri, diritti, visioni, problemi. Il problema è che alla fine rimangono solo i fiocchi e i proclami, le belle facce, i buoni e comodi propositi inamovibili, la noia e il premio di maggioranza.
Con meno solitudine in giro e con la leggerezza di un “semper parati”, scene da innominato matrimonio si ripetono totalmente tutte uguali ma con la peculiarità di essere tutte dentro una vasca per pesci su un piedistallo. E’ tutto ovattato, immemore e bellissimo. Ma tutto procede e per benino, come se no. Rimane e basta la curiosità, la mia ed edifica. Rimane grata alla voglia di mettere le cose al posto giusto senza steccati e bla bla bla didattici perché il tutto è sovrapponibile parallelamente, ma non per oscurare, bensì per donare trasparenza.
Ma prima di tutto ci fu il silenzio, la speranza, la fiducia, le responsabilità ma era uno sbaglio o forse sembrava fosse così. Sembra finto oggi, sembra che il nulla, in istantanea. Si appostano i venditori di palloncini, cambia la musica, si obietta per difesa il passato. Cadono i muri, cambiano le politiche, ci si deve adattare per “il nostro posto nel mondo”.
“Non posso dirti tutto” disse anche.
venerdì 17 gennaio 2014
Un elenco dei migliori ascolti e propositi sonori anno domini [#2013].
Di seguito, accanto ai link, un video, un link ascolto assaggio per ogni disco, però.
1) In Zaire - White Sun Black Sun http://inzaire1.bandcamp.com/track/moon
2) These New Puritans - Field Of Reeds http://www.youtube.com/watch?v=9uxGf3FPFxI
3) Julie's Haircut - Ashram Equinox http://www.youtube.com/watch?v=eMB2WY6T3Ro
4) Fuck Buttons - Slow Focus http://www.youtube.com/watch?v=pT6f8gVS5jw
5) Forest Swords - Engravings http://www.youtube.com/watch?v=C0EGJYmvCFo
6) Arp - More https://soundcloud.com/arp-music/high-heeled-clouds-1
7) Fire! - Without Noticing http://www.youtube.com/watch?v=dO5Uce5Zu0I
8) Destruction Unit - Deep Trip http://www.youtube.com/watch?v=MI6Xdqs9IUU
9) Uncle Acid & The Deadbeats - Mind Control http://www.youtube.com/watch?v=vF3XOVFqOI8
10) OvO - Abisso http://ovomusic.bandcamp.com/track/ab-uno
11) Julia Holter - Loud City Song http://www.youtube.com/watch?v=7paoM2cghjI
12) Boards Of Canada - Tomorrow's Harvest http://www.youtube.com/watch?v=q4v7mg0pK_Y
13) The Field - Cupid's Head http://www.youtube.com/watch?v=cN2OCcTe8Bo
14) James Holden - The Inheritors http://www.youtube.com/watch?v=enH58yBakfg
15) Colin Stetson - New History Warfare Vol. 3: To See More Light http://www.youtube.com/watch?v=QlPg-g2vP8U
16) Teho Teardo & Blixa Bargeld - Still Smiling http://www.youtube.com/watch?v=NQb_Pzss7I0
17) Matana Roberts - Coin Coin Chapter Two: Mississippi Moonchile http://www.youtube.com/watch?v=VwcgTY2JjhA
18) Esmerine - Dalmak http://www.youtube.com/watch?v=V6ZUFIVv-D8
19) Fire!Orchestra - Exit! http://www.youtube.com/watch?v=NqoBUuA8g1o
20) Chelsea Light Moving - Chelsea Light Moving http://www.youtube.com/watch?v=GgMLRvDOLpg
Fuori classifica ma degni di nota, anzi.
(Rigorosamente in nessun ordine di apprezzamento):
Thee Oh Sees - Floating Coffin http://www.youtube.com/watch?v=NrfBKJLG3UQ
Carlton Melton - Always Even http://www.youtube.com/watch?v=M5a-ETby944
White Hills - So You Are... So You'll Be http://www.youtube.com/watch?v=hi9joYX4hNw
Earthless - From The Ages http://www.youtube.com/watch?v=1RywXBEggds
Tim Hecker - Virgins http://www.youtube.com/watch?v=4sp0tYZWI_Q
Makhno - Silo Thinking https://soundcloud.com/makhno-paolo-cantu/makhno-fine-della-storia?in=makhno-paolo-cantu/sets/makhno-silo-thinking-1
Luminance Ratio - Reverie http://luminanceratio.bandcamp.com/track/il-mare
Mazzy Star - Seasons Of Your Day http://www.youtube.com/watch?v=ryhXfAdU8VI
The Warlocks - Skull Worship http://www.youtube.com/watch?v=2uIdNiJyqpE
Four Tet - Beautiful Rewind http://www.youtube.com/watch?v=CQJQ099QidQ
Mamuthones - More Alien Than Aliens http://boringmachines.bandcamp.com/album/mamuthones-more-alien-than-aliens
The Flaming Lips - The Terror http://www.youtube.com/watch?v=G7xGD--8XF4
Motorpsycho - Still Life With Eggplant http://youtu.be/WJe1SM5IJO8
domenica 24 novembre 2013
Julie's Haircut - Ashram Equinox (Woodworm/Santeria)
Abbandonate o per lo meno accantonate - con o senza ovvietà d'intenti - le influenze di Sonic Boom (Spacemen 3, Spectrum) e le chitarre, qui o là, alla Sonic Youth del precedente disco “Our Secret Ceremony” (A Silent Place – 2009), i Julie's Haircut ci ripresentano un altro straordinario lavoro di gnosi sonora che ripercuote - diligentemente - la cifra preziosa dei precedenti lavori – da citare anche “After Dark, My Sweet”(Homesleep – 2006) - come a tessere e (in)seguire un percorso legato sì alla ricerca di paesaggi nuovi, ma anche dalla voglia di elevarsi e superare sempre di più il proprio orizzonte di crescita come gruppo, anzi collettivo.
Questo Ashram Equinox - ricordiamolo, quasi privo della parte vocale, ad eccezione di alcuni cori - pulsa e medita allo stesso tempo. Difatti, gli ashram nella tradizione spirituale orientale - eremi dalle nostre parti - sono luoghi di meditazione e riflessione per maestri e saggi dello spirito. Ecco. Una ricerca nelle luci e ombre dello spirito e per lo spirito dove i mantra che ci conducono verso l'illuminazione e un oltre sono decantati dal libro del krautrock più elettronico - e meno motorik rispetto al lp scorso - dove tra le pagine possiamo, difatti, citare Klaus Schulze, Tangerine Dream, scuola di berlino su tutti; ma leggasi anche tra le righe progressive elettronico come iVangelis di “L'Apocalypse Des Animaux”. Tuttavia s'inserisce e stratifica ancora una volta il tutto una certa psichedelia spaziale dronica e, definiamolo così, anche un siffatto ambient carillon del quarto tipo.
Ma non è tutta gnosi e meditazione a ben ascoltare. I pezzi si compenetrano - a sottolineare il concept che sta dietro il disco - anche attraverso efficacissimi e a tratti intricati pattern di batteria pulsanti - appunto - aventi a che fare con un tedesco chiamato Jaki Liebezeit, il poliedrico batterista dei Can. Sì, l'influenza degli anni dei capolavori (Tago Mago, Ege Bamyasi) della band di Colonia è parecchio presente, eh sì, ma non totale. Non a caso esiste un pezzo di quest'ultimi chiamato “Vernal Equinox” presente in “Landed”. Sarà un caso la quasi omonimia (?). Una influenza resa anche non a tutti i costi retrò e scontata data la presenza di certe morbide folate post-rock e certa neo-psichedelia (Mercury Rev, Flaming Lips), tessiture etno-orientaleggianti trasognate e un uso – non dichiaratamente vintage - dei synth che difficilmente non potrà non lasciare traccia all'ascoltatore.
Comunque, un disco estatico, propiziatorio, a ben vedere, forse, il capolavoro della band di Sassuolo. Un progetto, il loro, dove la commistione di generi e suoni non ha avuto mai alcunché di altezzoso ma, anzi, sincero dove elegantemente si sono congiunti e si congiungono peculiarità specifiche d'immersione dal pop-rock, al funk, al garage-rock e a quest'ultima psichedelia cosidetta “occulta” - se vogliamo, ma anche non troppo - verso montagne jodorwskyane. Un consiglio per l'ascolto: Turn on, tune in, drop out; bè, ancor meglio senza “drop out”.
Julie's Haircut Official Site
Julie's Haircut Facebook
Leggi la recensione anche su Clap Bands Magazine
giovedì 24 ottobre 2013
Rev Rev Rev – Rev Rev Rev (The Orchard)
Si chiamava “Hypnagogic Visions” l’ultima uscita discografica dei Rev Rev Rev, uscita nel settembre del duemiladodici, e già un titolo così non può non esserci da piccola traccia per un percorso musicale di cotanto valore e spessore. Ipnagogico, sì, e soprattutto visioni ipnagogiche sono uno strano fenomeno legato al sonno e nello specifico ad alcune allucinazioni spaventose che attanagliano il dormiente. Esatto, ritroviamo in un sol concetto paura e sogno come nel suono dei suddetti dove stanno a presenziare shoegaze psichedelico d’impeto sognante e un certo noise sonico disturbato e deflagrante.
Due elementi ben amalgamati nel loro ultimo album omonimo “Rev Rev Rev” (The Orchard) in cui la fa da culto quel fenomeno che tra fine anni ottanta e primi anni novanta sconvolse la terra d’Albione da Glasgow a Londra. I riferimenti all’album, e innanzitutto allo stile del gruppo, vengono su come funghi. Impossibile non rimanere piacevolmente affascinati da reminiscenze che ti riportano alla mente ascolti che fanno capolinea ai Telescopes di Taste, ai My Bloody Valentine, ai Loop meno in acido nello spazio, ai Ride e certi Pale Saints.
Sarebbe superficiale, se nonché limitato, non mettere anche nero su bianco l’influenza puramente noise della gioventù sonica, quel certo gusto revival che sta alla voce neo-gaze di questi ultimi anni e ovviamente, su tutto, un’originalità personale d’importazione estera ma che non sfigura in lande italiane, ma anzi è emolliente per una scena fin troppo autoreferenziale. Un lungo esordio graditissimo.
Ascolta l'album
Facebook Rev Rev Rev
Bandcamp Rev Rev Rev
Recensione su Clap Bands Magazine
martedì 23 luglio 2013
deMANAGERS – Progressive In My House (Edwood Records – Succo Acido Label)
Non inizierò questa recensione encomiando i soliti triti e ritriti leitmotiv della Seattle d’Italia o della Milano del sud. No, per favore, basta. Catania non è mai stata tutto questo o per lo meno, tirando fuori questo argomento, non se ne faccia una puntata da telenovela sudamericana perché quest’ultima sarebbe stata meno imbandita, con molto meno insistenza, di certi stereotipi ripetitivi. E va beh. Sono state soltanto, senza maldicenza, “leggere” dicerie messe in giro da qualcuno, per metter su una discussione tormentone per ragioni, diciamo così, turistiche, di hype visivo, di vendita o di attrattiva su certe realtà musicali pur sempre meritevoli. Ecco, non me ne frega ora e non me ne fregava neanche prima, di codeste definizioni. Finalmente l’ho scritto e che sollievo, ah. La figlia del Mongibello è stata un’altra cosa, una cosa a sé. Come tutte le cose, bene o male, vissute o che vivono in certi ambienti.
Da
queste poche ma importanti premesse vorrei introdurvi a un disco, un
nuovo disco, uscito a marzo del duemila tredici. Il disco in
questione è “Progressive In My House” dei deMANAGERS (scritto
proprio così, eh, non ci confondiamo). Questa chicca tutta sicula,
etnea, si fa per dire, esce per l’eclettica Edwood Records e per la
palermitana Succo Acido Label. Entrambe etichette di valore,
impegnate nella promozione di band al di fuori di classiche vetrine e
boriosi cliché sonori. Quest’ ultima, con la rivista Succo Acido è
anche impegnata nel campo dell’informazione culturale e di circuiti
artistici altri. Dategli un’occhiata, ne vale.
Bene.
La band registra tutto in modalità do it yourself e fa di necessità
virtù. Possiamo ammetterlo perché il disco ci porge all’udito un
circuito nostalgico. Un cerchio che si chiude: dei ricordi. Una
generazione? Comunque, quattro baldi giovani, orgogliosamente amici,
si ritrovano in una casa a registrare e l’avventura del disco
parte. Parte , e sì, ma da non molto lontano. Avete presente i
Clinic
alla loro prima avventura discografica? Il (Post) grunge e certo
noise ruvido (Progressive
In My House)?
I Brainiac
che suonarono in una calda notte d’estate anni novanta a Catania
(William
Blake Blues)?
Ecco, basta. E’ tutto qui, forse, quasi.
Infatti,
dicevo, quasi. Difatti, mi sa che uno o più di uno dei baldi giovani
sopracitati ha o aveva una certa predilezione per la break beat old
school, il dub o, forse, certa drum ‘n’ bass. Dai, sì, possiamo
dirlo: Elettronica. Sì, anzi, ne sono quasi più che sicuro. Ed
esattamente lo si evince, spero di non sbagliarmi, da pezzi come
Boogie
Bass e
Sharing.
Pezzi dove fa da padrone anche mister synth. Ma vorremmo
dimenticarci, azzolina, di certo punk-blues anni ottanta con accenni
garage (HeavyMetal
III)? E
ancora: del synth-pop sghembo e del post-punk magaziniano (A-ssolo)?
Certo,
è anche apprezzabile ammettere ,ancora, che tra le righe soniche del
disco si riesce anche a captare il lo-fi seminale dei Pavement
e non così proprio al volo, infine, l’influenza sotto le pieghe
della voce di certi Mark
Linkous
(Sparklehorse) e J
Mascis
(Dinosaur Jr) e permettetemi l’azzardo, gli Yuppie
Flu da
versante pop. Sentire la conviviale e divertita Pretty
Rose,
prego.
Voi direte: tutto qui? Si, proud Rock against the modern times.
lunedì 27 maggio 2013
In Zaire – White Sun Black Sun (Tannen Records – Offset – Sound Of Cobra Records)
Ribolle di un'entusiasta volontà di potenza questa nuova uscita firmata In Zaire, gruppo eclettico e votato allo sperimentalismo formato da Alessandro De Zan (voce, basso, percussioni), già Orfanado; Riccardo Biondetti, G.I. Joe insieme al De Zan e big master presso la Sound Of Cobra Records; Claudio Rocchetti (elettronica), dj, rumorista, 3/4 Hadbeebeliminated e Stefano Pilia (chitarra), già Massimo Volume, Il Sogno Del Marinaio con Mike Watt, 3/4 Hadbeeneliminated che dopo varie uscite in forma di live, split, ep e allargamenti di line-up ci concede l'onore di venire a contatto con il loro primo lp d'esordio iniziatico, White Sun Black Sun, un disco amuleto ritrovato in un'Africa tribale, siderale e meditativa.
Un album di ricercata psichedelia battente e dura, con copertina eccezionale di Fred Par Kraat, dove il kraut dei Neu!, degli Agitation Free e dei Can si pone in un intrecciato contatto/contrasto con i riff cavalcanti e sporchi di Detroit, come se certi Stooges alternassero sesso tantrico e violento con gli Ash Ra Temple e con alcuni Hawkwind in volo space hardelico durante uno dei loro live più ispirati.
L'atavico maelstrom sonoro dei nostri musicanti non si può certo compendiare in due righe e, difatti, freme anche di paesaggi dub lisergici, di garage e funk acidi e di una destabilizzante rumoristica spaziale come se ognuno dei corpi celesti, menzionati nei titoli dei pezzi, volesse dialogare tra loro, tra tensioni rumoristiche e commiati elettrici, in una spaziale girandola narcotica al ghiaccio bollente.
Preziosa gemma tutta italiota, incastonata in una propria direzione deviante, che continua e continuerà a far risplendere se stessa e il già avviatissimo movimento (?) psichedelico occulto italiano. Un condotto sonoro per la (ri)scoperta di altri suoni e itinerari, con precise informazioni per viaggi divinatori verso lo spazio profondo e dentro vari e, soprattuto diversi, microcosmi psicotici. Datecene ancora. sun, sun, Sun!
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