venerdì 19 febbraio 2010

giovedì 18 febbraio 2010

Giardini di Mirò - Il fuoco (2009) - Unhip Records



Finalmente ho acquistato l'ultima fatica discografica dei Giardini di Mirò. Il Fuoco.[Anche se lo avevo già scaricato]. Dopo mesi di tentennamenti e "sacrifici economici" ce l'ho fatta. L'album è uscito a luglio del 2009 per la Unhip Records. Mi ero un pò allontanato da questa sublime band. Ma con l'uscita del nuovo lavoro nato dalla sonorizzazione del film di Giovanni Pastrone - Il Fuoco(adattamento dal l'omonimo romanzo di D'Annunzio) - film muto datato 1915, ho ritrovato nuovamente delle emozioni che mi hanno riportato a sei,sette anni fa quando sentii per la prima volta "Rise and fall of academic drifting". Il disco si presenta come uno scrigno di emozioni che ci catapulta in un contesto retrò (legato sopratutto al film) ma che mantiene ben saldi i legami con il panorama musicale contemporaneo, grazie alle sonorità sempre vive e odierne dei giardini. Nella prima parte (la favilla) troviamo classiche ambientazioni chitarristiche che hanno sempre contraddistinto il gruppo. La favilla 2 composizione a dir poco soave (che ascoltata come si deve), porta l'ascoltatore a pensieri pieni d'immagini ed un trasporto emotivo come da tempo non si provava. Ma è con la seconda parte che assistiamo a qualcosa di inusuale per la band. L'inizio della vampa è un sogno-allucinazione ad occhi aperti. La traccia iniziale si sussegue tra delicate escrescenze elettroniche e micro inserzioni strumentali pseudo-improvvisative. Tutto cambia quando sentiamo da lontano l'avvicendarsi di un tempo 4/4 - sotto una voce monocromatica - che pian piano riporterà in auge le chitarre di mirò. Qui vi è il fulcro fiammeggiante dell'album, con queste pulsazioni quasi kraut-motorik accompagnate leggiadramente dalle chitarre e dal susseguirsi finale di questa bordata di rumore in piena compagnia del violino. La vampa si affievolisce trasformandosi in cenere, i suoni si decompongono in perfetta scuola noise-shoegaze,e i violini ammordiscono questa materia fiammeggiante. La vampa è compiuta e la cenere trova spazio in un desolante riposo per pianoforte minimale,scandito dal timpano,dalle melodie della chitarra e tromba e dalle incursioni di glockenspiel e voce. La fine (la cenere 2) è un leggerissimo risorgere, riappare spazzolante la batteria, gli altri strumenti anche loro a coda riemergono pacificamente,ma è un inganno. Il commiato in un cinquettio sinistro di suoni schizofrenici ci presenta la fine di tutto. Un album molto intimista che non si discosta però molto da ciò che il gruppo ha fatto in questi anni, parlo di alcune sonorità. Quel quid in più lo possiamo trovare come già menzionato prima,in un uso più massiccio dell'elettronica,del noise e chiamiamola per dire così "libera improvvisazione". Non è un capolavoro assoluto ma il nostro bisogno di emozioni ci ringrazierà.



  1. x (La Favilla 1)

  2. xx (La Favilla 2)

  3. xxx (La Favilla 3)

  4. xxxx (La Favilla 4)

  5. xxxxx (La Favilla 5)

  6. xxxxxx (La Favilla 6)

  7. xxxxxxx (La Favilla 7)

  8. ∞ (La Vampa 1)

  9. ∞∞ (La Vampa 2)

  10. ∞∞∞ (La Vampa 3)

  11. † (La Cenere 1)

  12. †† (La Cenere 2)





Assaggialo


                          Respect the artists buy the album

martedì 16 febbraio 2010

Beak - Blagdon Lake

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I BEAK sono composti da: Geoff Barrow (Portishead), Matt Williams (Team Brick), Billy Fuller (Fuzz Against Funk).
L'album è uscito a novembre del 2009.Beak - S/T.Invada records.

venerdì 5 febbraio 2010

Paul's center

Ho scritto il mio pseudo fantomatico programma del giorno su un foglietto qualunque e sto ingannando il giorno.
Cerco di dare un mero senso a questa giornata di gennaio ma la mente è aggrappata al vortice del cordone festivo.
Ho delle sensazioni accennate da inutilità bieca,un perdigiorno di altri tempi illuso dalla banalità del contesto.
Ripiego sulla scrittura intimista su questo textedit e penso all'attività amanuense benevola di una volta.Penso a come certi scrittori fossero influenzati dal loro tempo e potessero scrivere meravigliosi affreschi di parole da sconvolgere l'umano pensare.Ed io invece qui,ad aspettare degli spiccioli dal potere economico,ridurmi a pensare che il mio essere è misero al confronto di chi ha dato il culo per costruire poi cosa non si sa.
Pistola esistenziale,pistola morale ed ideologia emozionale.
Giorni e giorni a far passare i giorni mentre non voglio trovare il tempo per farmi una doccia.
Alleluia!Sia ringraziato il pigiama!

Nel limbo della responsabilità limitata.
Perchè non ti fai una peretta su per il culo e mi sorridi?
No,mi pare di no.Si sta ungarettianamente felici a scoprire nuove posizioni economiche pseudo-felici.
Si vorrebbe ma ci si accontenta ......tu escogiti nuove rivoluzioni da pub.Fottiti e dormi.Non hai,non sei,ma come al solito vorresti.
Tu sistema la tavola ,al resto,forse,ci penserò io.

Ehi gin!

Mi stupisco del fatto di riuscire ancora a pensarti,
ricordo i nostri sorrisi e le nostre parole su un mondo possibile e
le nostre rime condivise che penetravano silenziose questo mondo vacuamente rumoroso.
Le tue notti insonne su di me, le mie paure su di te, rendevano questo fiume più pulito e invece
questa sabbia che mi è rimasta in mano rende scarno il mio scrivere,le parole sfuggono, i pensieri si aggrovigliano, acquisiscono forme strane, trasformandosi per consuetudine in esseri volatili che prontamente volano via e riacciuffarli è difficile. E d’improvviso non mi resta che raffigurarmi in questo firmamento, giocando con i miei pensieri,vedendoli fluttuare in una moviola temporanea,dove tutto sembra una infinitesima parte di assoluto......... e chi come me in quel momento si trova sospeso, respira lentamente un soffio di vellutato eterno.
Si accende la voglia,si strofina su di me,nuota dentro e fuori .Riesci a coglierla?
Cosa pensi quando mi guardi con quello sguardo travisato?
Ma è un gioco teatrante o è pura vita che cola dalle frange di questo tempo individuale?
Telenovele di bassa statura ispirano alte promesse. Ingenua l’azione,sicura la coscienza,un inferno l’inconscio.
…………………………………………………….

D:Ehi!! Ehi Gin! Gin? Mi hai portato in dei posti magnifici.
B:Ma se siamo qui da più di due ore!
D:No,credimi è stato meraviglioso.
B:Non ero io sicuramente.
D:Eh no Gin stammi a sentire,puoi credermi.
B:Contenta Tu! Ci credo.
D:Bè,lo so ci siamo conosciuti al supermercato ma tutto sommato è stato romantico. Ricordi i miei occhi incerti? Il mio passare tra gli scaffali cercando non so cosa, così per uccidere il tempo? Ed io già sapevo,ti vedevo,tu sempre impassibile come gli altri ma con qualcosa in più. Saranno stati i colori,comunque appena ti ho visto eri tu il prescelto. E mamma mia sei stato una botta, ma da un paio di ore ti sei come spento,consumato. Che ti succede? Parlami mio caro Gin.
B:Intanto quasi ogni sera dici le stesse ciancerie a tutti i tuoi ignari prescelti.....Tutti fanno la stessa fine con lo stesso trattamento....Quindi cosa dovrei pensare....?
D:Ah,non so Gin.Scusami.
B: Ma quali scuse.Sicuramente tutto finirà in un cesso.......dove mi vedrò cadere,guardandoti dal basso verso l’alto.
D:Gin almeno potresti rimanere qui per sempre.
B:Fottute utopie del tuo scommisurato ego,cara. Non ti sei accorta che sono solo una reificazione della tua mente? Sei tu che guidi la baracca fino a quando io non mi sarò estinto. Poi diverrò una inutile bottiglia vuota che evocherà in te etiliche commozioni smembrandoti fra la malinconia di me e la vista di nuove terre promesse. Forse conserverai lo scontrino di me stesso o finirò nel nulla dello spazio e del tempo.
……………………………………………………………

Mi è venuta voglia di bere............................e quando mai.....................puntini......puntini........sei sospeso......dal fatto........di sospendere ..................il.......discorso. Oggi ve lo devo dire fottetevi alla grande come scimmie e porci alla ricerca di noccioline marce. Miao! Bau! Ciao! Grazia e Bellezza,Cultura e Ragione,Neo-Rinascimento e Neo-Illuminismo, dovremmo starci dentro.........

martedì 27 ottobre 2009

Costa nord-occidentale siciliana, tutto bene.

Costa nord-occidentale siciliana, tutto bene. 
Circa meno qualcosa lavorativo produttivo economico sociale.
Goffo divenire etilico, la vita scorre con lieve sorpresa, gli autobus scorrono con biglietti, i notturni hanno vinto la terza guerra mondiale.
Basta bombardamenti sulla condizione femminile urbana del 21 secolo, hanno spiattato tutto il realizzabile.
Il condotto fognario si trasforma per magia in un immondezzaio che entra dalla finestra putrida del soggiorno.
Il condottiero della libertà totalitaria cerca false battaglie con il suo elettorato non suffragato.
Banane e mele marce nella mente di chi ha perso la vita regalando milioni per apparire.
Improvvisare sull'economia è un'opera d'arte,
basta crederci.
Il dollaro è morto,
il capitalismo è morto, dio è morto.
Io no.
Vorrei provare l'essenza da operaio in una fabbrica di vini pregiati, fanculo gli astemi e i gioiellieri di televisioni.

I miei capelli mi odiano.
Le mie note si rifiutano di farsi percuotere.
Avversa vita, avverso destino.
Me ne scappo nei miei territori plasmati, vellutati.
La madre del mondo non conosce il fluido.
Toccami e redimi il cielo,
il mare provvederà al resto.
La poesia non è più di questo mondo
ma neanche la techno.

Le vetrine sfavillano di vuoti significati
come cotolette nel freezer.
Ho imparato a disegnare tramite la mente con una tela nascosta tra le meningi della gente,
perderò il cursore
ma l'umana tecnologia mi verrà incontrò.
Agenti aitanti cercano l'origine dell'uomo defecando contratti sul viso di senili riscontri.

Basta,
basta,
busta della spesa con annessa aquila confidustriale.
Chip in micro fibra sotto cutanei sostituiranno le vecchie care carte d'identità.
E' rosso, è verde, passaggio pedonale, le biciclette freak,
le biciclette bianche olandesi,
marijuana afrodisiaca.
Samps, tra la la, ah ah.
Hello dear,
where is my..?

That's all folks.



Riuscire ad impregnare il mio tessuto ideologico di compromessi,
passare alla fase vincente è cosa buona,
tentare, amare, conquistare il territorio. Ecco!
Ti prego accarezza il mio sottile modo di vivere,
ci hanno provato con risultati alquanto mesti,
oggi più che mai è materia di tenera sensibiltà.

Uggiosamente istrionico.
Grappoli di esistenza scivolano via senza che il perchè mi assista,
nuvole grigie che vanno e vengono mentre la nicotina fa il suo dovere.
Amore.Questa parola è inutile se non accompagnata dalla complicità pratica di ogni giorno,
il sistema produttivo annienta il suo slancio in un batter d'occhio e inquina il suo umano avvicendarsi.
Nostalgico,mesto,ci vorrebbe un regale ricevimento d'amici dove detonare il mio flusso di collettività gioviale,
dove la resa appena mi coglierà statico, riceverà un bonus da partenza ieratica verso la rocca dei ballerini ebbri.

Le rocce ostruiscono il candido fluire del mio fiume,
come insetto esperto evito la trama delle teatranti ragnatele,
ed il lento incedere delle mie parole vuole fuoriuscire dalla cruda banalità del giorno.
Come saetta da sbalzi accecanti entro nell'intima offesa dell'amore empirico,
trascinando tutta la baita costruita durante l'inverno.
Capo d'acciaio,vene infuocate, urla spiaccicate sconfessano il mio ego,
voglia di restare appeso, mentre tutti corrono girando intorno alla mecca del sotto-vuoto.