giovedì 25 aprile 2013
giovedì 4 aprile 2013
Edible Woman - Nation (Santeria)
Un graditissimo ritorno, orgogliosamente italiano, questo degli Edible Woman, trio nato nel 1999 e attualmente formato da Andrea Giommi (Basso, Voce), Federico Antonioni (Chitarra, synths, tastiere) e Nicola Romani (Batteria).
Dopo le divaganti e allo stesso tempo dirompenti atmosfere noise e psych-kraut di “Everywhere At Once” (2010) – Sleeping Star/Self, si riaffacciano con “Nation” (Santeria),in distribuzione italiana con Audioglobe e per il territorio europeo con la stimatissima Rough Trade, importante biglietto da visita che potrà servire da traino per un’auspicabile affermazione nel mercato britannico ed estero. Con questo full-lenght, prezioso e poliedrico, suggellano per la quarta volta una già interessante carriera tra proseliti noise/hardcore di Chicago, post punk, respiri psichedelici e arguti sentori krauti.
L’album in questione è stato registrato in presa diretta da Mattia Coletti ai Vacuum Studio di Bologna e masterizzato da Riccardo Gamondi (Uochi Toki, La Morte). Da notare che la presenza del Coletti non è nuova in fase di registrazione per il trio di Fano, difatti, anche nel precedente album il trio-gruppo-band si è avvalso della sua presenza; qui, oltre una semplice collaborazione da studio, vi è aria da sodalizio tecnico.
Questo nuovo lavoro non prende eccessivamente le distanze dai precedenti tasselli discografici, niente di male. E’ presente, però, una nuova apparente sensibilità compositiva e novelli propositi rispetto al passato. Una personale magia ermetica che erompe, infatti, dai suoni dei singoli componenti , (suoni spigolosi, profondi, vellutati) con una capacità di compenetrarsi tra di loro non affatto indifferente. Un reparto di suono, che come puzzle ordinato, batte echi di post-punk, dove i Clinic più psichedelici del primo periodo incontrano Ian Curtis dentro la divisione della gioia in cui, per l’appunto, i Sonic Youth hanno appena ultimato un concerto. E scusate se è poco. E’ anche presente, oltretutto, una sottile e ferrea voglia di far spiccare un messaggio sociale, forse politico, ma è comunque un messaggio, importante; e cioè, semplicemente: viviamo in un sistema malato? In una nazione malata? Il nostro io umano è malato? Tutto o forse nulla, ma comunque qualcosa di marcio c’è, una deformazione sociale, un carcinoma eletto, uno specchio sociale dove, forse, si riflettono zombie e mostri.
In ogni caso, una nuova e aggiornata prospettiva per la band. Prospettiva in cui “alzare il tiro” avrebbe giovato di più ad alcuni passaggi dei pezzi e per quel puzzle , di cui sopra, che forse , si sente un tantino tirato a lucido per le feste. Ma sono feste sagaci, orgogliose, negli addobbi e nei contenuti, dove una band, gli Edible Woman, dirige danze ed emozioni .
http://www.ediblewoman.it/
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giovedì 21 febbraio 2013
Un Wall of Doom di Gioia e Rivoluzione. Intervista ai Fuzz Orchestra.
E quindi un bel giorno mi son svegliato da un piccolo grande letargo (si fa per dire) e ho deciso di scrivere questa intervista: protagonisti, i Fuzz Orchestra. La motivazione principale per la quale l’ho messa al mondo , oltre quella riguardante il mio acceso apprezzamento nei confronti del loro lavoro, è che il loro ultimo album, Morire Per La Patria, gira sui miei apparecchi emanatori di suono da quando è praticamente uscito: un disco bellissimo. Ha anche lasciato un solco ben impresso nei miei ascolti e nelle mie preferenze musicali del trascorso duemila dodici.
Quindi, andando oltre i convenevoli, mi sarà concesso affermare che il gruppo è una delle realtà musicali più interessanti ed eclettiche del panorama italiano. Anzi, dico di più, e giustamente non sono neanche il primo ad affermarlo: il lavoro rappresenta la migliore uscita discografica italiana degli ultimi dodici mesi. Tale affermazione potrebbe sembrare esagerata, ma non credo sia così.
Vuoi mettere il fuoco a volontà di un hard rock, in modalità panzer, di derivazione sabbathiana, con ricercatezze doom e stoner, che va a braccetto con citazioni cinematografiche pasoliniane e petriane da un parte, nonché una ludica ripresa di certa musica leggera italiana, e dall’altra un immenso immaginario politico che evoca voglia di autoriflessione, riscatto, sdegno . Sì, per l’appunto , riscatto e un senso critico circa i punti interrogativi della storia italiana, ma anche di umanità ed esseri umani che non si riducono a monadi e non cedono al Moloch.
Ecco, questa è una piccola summa dell’immaginario artistico della band, ma per carpire meglio alcuni passaggi che possibilmente ancora non hanno avuto risposta, v’inoltro alla sottostante intervista. Una piacevole chiacchierata telematica con la Fuzz Orchestra: è tutta vostra.
- I feedback positivi e di apprezzamento relativi al vostro ultimo album, Morire per la patria (Wallace Records – Villa Inferno Records) - 2012, stanno raggiungendo una cifra considerevole e una fetta di pubblico che prima, possibilmente, neanche vi conosceva o mostrava interesse nei vostri confronti. Voi, a proposito, a quasi due mesi dall’uscita dell’album, come vedete e giudicate questo crescendo mediatico nei confronti della Fuzz Orchestra?
Ovviamente lo giudichiamo positivamente; quello che ci fa più piacere è tuttavia vedere che il nostro pubblico si sta allargando, anche in conseguenza di questo maggior interesse mediatico.
- Il recente cambio di line up alla batteria, esce Marco Mazzoldi entra Paolo Mongardi (ZEUS! – Fulkanelli – Ronin), ha cambiato qualcosa nel vostro approccio compositivo in studio e al momento dei concerti?
Direi che il cambio di batterista ha inciso più che altro sul nostro sound in generale: Marco è più '70s ed istintivo mentre Paolo ha un approccio e ascolti più moderni.
- Ascoltando interamente i vostri tre album ci si accorge, ovviamente, della presenza di elementi cinematografici d’autore (Elio Petri, Corrado Farina, Pier Paolo Pasolini, Giuliano Montaldo), inserti musicali prelevati dalla musica popolare e leggera italiana, documenti d’archivio d’epoca (sentire Agosto 80 dal primo album “Fuzz Orchestra” (2007) per rendere l’idea) e di “semplici” field recordings”. C’è un metodo (sempre se ci sia) nella scelta dei suddetti elementi? Cambiano in qualche maniera la composizione dei vostri pezzi?
Non c'è un vero e proprio metodo, viene usato materiale che pensiamo possa adattarsi alla struttura dei pezzi e al messaggio che si intende veicolare in un dato momento. Prima nasce l'idea musicale, poi si aggiunge il contributo; poi capita che si debba ritornare sulla struttura musicale per adattarla al meglio al contributo stesso.
- Sicuramente il vostro far politica, presente nelle vostre composizioni , fa pensare e genera spirito critico, meno male. Io mi sono soffermato sull’interrogativo se sia più un “giocare”, da parte vostra, su certe tematiche o estetiche, come hanno fatto o fanno, per fare degli esempi CCCP o Offlaga Disco Pax, oppure ci sia un vero intento e obiettivo nel promulgare certi “messaggi” politici all’interno della vostra musica. Quindi, potete chiarire questo mio piccolo dubbio? Come è questa storia?
E' nostro preciso interesse veicolare un messaggio che ha valore di per sé, non ci interessa giocare o farne una questione estetica. Abbiamo le nostre idee e ci sembra naturale comunicarle.
- Leggendo parecchio materiale sul vostro conto sul web - recensioni, interviste o commenti ad alcuni vostri video caricati qui e lì - ho notato che non si fa quasi mai riferimento alle vostre esperienze musicali precedenti alla Fuzz Orchestra, in questo caso mi riferisco ai Bron Y Aur (di cui facevano parte Fabio Ferrario e Luca Ciffo). Cosa ne pensate di questa “mancanza” giornalistica? Cosa è rimasto oggi (a parte i Fuzz Orchestra) di quella, a parer mio, sottovalutata esperienza musicale?
Quella dei BYA è stata un'esperienza altamente formativa: ci ha indicato cosa NON bisogna fare quando si è in una band. Mi spiego: siamo convinti di aver fatto dei buoni e, a volte, ottimi dischi, ma tutto il resto della gestione della band è stata caratterizzata da una scarsissima lucidità: le idee su cosa fare e come muoversi non erano per niente chiare e, d'altronde, scarsissime erano anche altre realtà ed esperienze cui fare riferimento. Ti posso quindi dire che trovo del tutto comprensibile che la parabola dei BYA abbia lasciato tracce molto scarse nella memoria collettiva.
- Il vostro impatto estetico è, in un certo qual senso, molto curato; dai vestiti sul palco, le copertine dei dischi, le magliette, i social network e il web. Soprattutto, ho notato la nuova meravigliosa (mandala fuzz) copertina di Morire per la patria. Ve ne siete occupati voi della realizzazione o c’è qualcuno dietro , esterno al gruppo? Com’è nata?
Delle grafiche si è sempre occupato Fiè (Fabio Ferrario). E' una cosa che fa parte della nostra modalità di lavoro, che ha a che fare con l'avere il pieno controllo di tutti gli aspetti della nostra attività.
- I vostri dischi, quando vengono alla luce, escono per svariate etichette. Penso, alla Wallace Records, alla defunta Bar La Muerte di Bruno Dorella e la Boring Machines, ecc, ecc. A parte, le ovvie ragioni di espandere a più ampio raggio la visibilità e la vendita dei vostri dischi, c’è qualcos’altro dietro la fedeltà a certe suddette etichette? Cosa vi ha legato, così, nel tempo?
Con Mirko di Wallace siamo amici da molti anni e lui ha sempre apprezzato molto le nostre produzioni. Lo stesso dicasi per Bruno di Bar la Muerte. Con Boring Machines , come con Brigadisco, EFT (Escape From Today) e altre, la collaborazione è più recente e penso che durerà finché la stima reciproca sussisterà.
- É innegabile che da quando la Fuzz Orchestra è in vita, ha intrapreso una saga concertistica on the road decisamente non irrilevante. Tour negli States nel 2010, centinaia di date tra l’Italia e l’Europa tra il 2007 e oggi. Anche pensando a Paolo Mongardi , per l’appunto, che è dentro ad altri ben due pregevoli progetti musicali (Ronin, Fulkanelli). Come conciliate questa fittissima attività professionale con la vostra vita?
Da un paio di anni abbiamo deciso di fare della musica la nostra principale attività, quindi non dobbiamo più preoccuparci di conciliarla con il “lavoro fisso”. D'altro canto ognuno di noi si organizza a modo suo per sbarcare il lunario con altre attività.
- Tra i tanti pezzi del vostro repertorio, ci sono due pregevoli cover che la dicono lunga sulle vostre influenze musicali e relativo sound, parlo di Volo Magico di Claudio Rocchi (intitolata da voi Volo Fuzz n.1) e Behind The Wall Of Sleep (ecchelodicoafare) dei Black Sabbath. Semplice, perché avete scelto proprio questi pezzi?
In realtà le cover sono tre: sul primo disco c'è un pezzo di Mina: “Eclisse twist”, ribattezzata per l'occasione “Eclisse Fuzz”. Sono pezzi che ci piacciono, specchi piuttosto fedeli, a nostro parere, dell'epoca in cui furono scritti: il boom dei '60 e la scoperta dell'Oriente dei primi '70. Dato che nei nostri dischi ci piace anche ricreare il mood di un'epoca, ci è sembrato naturale sceglierli. La cover dei Sabbath ci è stata chiesta per una compilation di cui poi si sono perse le tracce.
- Una domanda di rito che faccio, quasi, a ogni gruppo: avete in cantiere la realizzazione, anche a basso budget, di un video?
Sì, ci stiamo lavorando proprio in questo periodo.
- Ed ora la domandona che tutti ci aspettavamo: ma dove sta andando la Fuzz Orchestra? E date le parecchie collaborazioni nella registrazione dell’ultimo album (Enrico Gabrielli e Xabier Iriondo solo per citare due nomi), c’è una lontana possibilità, in un futuro prossimo o lontano, che si aggiunga qualcun altro all’ensemble fuzzico del gruppo?
Dove stiamo andando di preciso non lo sappiamo nemmeno noi: diciamo che stiamo lavorando, e molto, per far arrivare la nostra musica a più gente possibile. Ci piacerebbe molto espandere il nostro vocabolario di suoni anche in fase live: vedremo se, quando e come accadrà.
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venerdì 18 gennaio 2013
La Morte - La Morte (Anemic Dracula - Corpoc)
Commemorazione dei defunti, due novembre (e quando se no?), è uscito il primo lp dei La Morte, per l’appunto intitolato “La Morte” (Anemic Dracula & Corpoc). Progetto nato nei primi mesi del duemila e dodici da un’idea di Giovanni Succi (Madrigali Magri, Bachi Da Pietra) e Riccardo Gamondi (Uochi Toki).
Il Succi nel disco si occupa delle voci, cioè del reading di un’antologia di brani (con tema guarda un po’: la carne, la malattia, la putrefazione, la defecazione e sua signoria la Morte) recuperati con saggezza dalla miglior letteratura occidentale, dal medioevo a oggi e caspita, c’è anche il nostro da Todi Iacopone.
Il Gamondi, da parte sua, con la maestria e il guizzo creativo di chi sa il mestiere suo, innalza, sposta, sventola glitch algidi, polari; inalbera mari di suono, tesse bordoni, acquieta field recordings ineffabili e trasparenti; i suoi macchinari, il suo laptop si trasformano in vento, in tempesta, e in impeto. La voce cupa e umana del Succi, dopo l’ascolto di questo “epitaffio” sonoro, si fonde oscura in presagi, con l’ambiente sonoro del Gamondi e si amalgama come se venisse a scandire dall’aldilà, parole dal profondo di uno stomaco scrutatore di presagi sociali.
Appunto, La Morte. Essa è qui. E qui? E’ tra di noi? Nella morte dei valori, delle ideologie, nella visione di un Uomo Nuovo? L’uomo (l’omo!), colui che ha l’unico destino comune a tutti, ma che non è condivisibile con nessuno. Bè, non so, insinuazioni, divagazioni, prospetti.
A voi, la recensione mentale delle parole, di questo crepuscolo in note e rumori, di tutto quello che volete. Siediti, pensa al tuo cane e al tuo gatto morti da poco, pensa al lento esaurirsi delle cose, in un pomeriggio freddo d’inverno; pensa, piangi, rifletti, alla Morte.
Oltre il Succi e il Gamondi, si dice (è vero) abbiano partecipato alla registrazione di questo convivio musicale (decadente?), un ensemble di archi registrati nella cappella del cimitero comunale di Saludecio presso Rimini (e dove se no?!). Ma c’è di più, e credo sia seminale affinché l’album abbia un buon riscontro, l’ artista Veronica Azzinari ha immaginato e realizzato trenta copertine diverse, producendo altrettante incisioni a secco, riprodotte manualmente in serie di dieci stampe ciascuna, che rendono unica e irripetibile (come la vita e la morte) ogni singola confezione del disco.
Ecco, tutto splendidamente originale e, a tratti oscuro, ma insieme taumaturgico, come se tutto il lavoro stesse ramificando un progetto di esorcizzazione dalla Morte stessa.
E in alto i
nostri vuoti:
"La mea portadura se ià' 'n esta fossa;
cadut'è la carne, remase so' l'ossa
et onne gloria da me ss'è remossa
e d'onne miseria 'n me a rempletura".
Caduta è la carne ("La Morte" LP 2012) by LAMORTE
La Morte su Facebook
Sito ufficiale de La Morte
La Morte su Soundcloud
Recensione personale su Clap Bands Magazine
mercoledì 2 gennaio 2013
Una fottuta classifica dei miei album preferiti (e più ascoltati) del 2012
Ho letto, sentito e scorto da più parti sul web che queste tipo di operazioni hannorottoilcazzo (stilare classifiche) Si, può essere, hanno qualcosa che si potrebbe avvicinare al saccente, qualcosa da sboroni, superbi, intellettualoidi e forse anche no. Anzi, spero vivamente di no. Ecco, da parte mia è la terza volta che mi accingo (o' mi accingo) a stilare una classifica del genere: per carità non voglio dargli nessuna pretesa giornalistica, nè da esperto, sono soltanto un passionario, un amante quasi maniacale della musica che mi piace e che mi piacerà. E' Cultura, Amore, Ardore, Orgoglio, Nutrimento. Però, è proprio qui che per alcuni sta il problema (che "harottoilcazzo"); e cioè, la paura, la viltà, la pigrizia di trovarsi davanti ad una tale operazione. O forse è soltanto la "frustrazione" di pochi sparuti singoli nel non farle, nel non saperle fare o addirittura (ma non credo) essere delle povere vittime dell'ignoranza. In questo caso non adoro il Vile. Se vi va, fatele o fatela (come in questo specifico caso), per qualsiasi ramo: cinema, porno, macchine, economia, ecc, ecc. O per tutto: anche la classifica dei migliori nasi delle persone a voi conosciute. Secondo me fanno bene, come un medicamento, anzi sono un medicamento come tutto ciò che è legato alla Culturà e all'Arte. E se non si è presi da cinismo cronico possono creare buoni auspici. Scusate per le ovvietà, ma ogni tanto mi piace scriverle come se rappresentassero un fulcro semplice e descrittivo dell'esistente. Un'energia primigenia dove tutto va a finire e rinizia.
Auguri cordiali e pleonastici.
P.
1- Godspeed You! Black Emperor - Allelujah! Don't Bend! Ascend!
2- Swans - The Seer
3- Om - Advaitic Songs
4- Fuzz Orchestra - Morire Per La Patria
5- Magic Castles - Magic Castles
6- Heroin In Tahiti - Death Surf
7- La Piramide Di Sangue - La Piramide Di Sangue
8- The Men - Open Your Heart
9- Camera - Radiate!
10- Beak - >>
11- Motorpsycho and Ståle Storløkken - The Death Defying Unicorn
12- Soap & Skin - Narrow
13- Goat - World Music
14- Bill Fay - Life Is People
15- Father Murphy - Anyway Your Children Will Deny It
16- Mount Eerie - Clear Moon
17- Julia Holter - Ekstasis
18- The Disappears - Pre Language
19- Kadavar - Kadavar
20- Tame Impala - Lonerism
Fuori classifica ma meritevoli di attenzione (in ordine casuale):
Tim Hecker & Daniel Lopatin - Instrumental Tourist
Ufomammut - Oro: Opus Primum - Oro: Opus Alter
Peaking Lights - Lucifer
Andy Stott - Luxury Problems
Clinic - Free Reign
Aluk Todolo - Occult Rock
Slumberwood - Anguane
Rella The Woodcutter - The Golden Undertow
Xabier Iriondo - Irrintzi
King Of The Opera - Nothing Outstanding
Scott Walker - Bisch Bosch
Metz - Metz
Toy - Toy
mercoledì 19 dicembre 2012
Alabama Songs Promotion è tra noi. Quando la musica diventa passione (o viceversa).
La Alabama Songs Promotion è un neonato ufficio stampa per la promozione, sul web e su altri canali tradizionali, di novità discografiche in uscita, live, eventi e qualsiasi altra emanazione abbia a che fare con l'arte musicale e i suoi sobborghi. Stiamo partendo ufficialmente con questo nuovo progetto altero. Siamo una ghenga di giovinastri, tutti gravitanti da tempo in quello gnommero chiamato “mondo artistico-musicale” (recensioni di dischi, uffici stampa, poesia, musica), che hanno deciso di mettere in pratica professionalmente la proprie conoscenze acquisite nel tempo, ma soprattutto la propria passione, al servizio di chi vuole ampliare la diffusione e la conoscenza delle proprie creature musicali.
Oggi più che mai è nodale l’estrinsecazione e il lancio di un nuovo lavoro artistico, e soprattutto tale divulgazione è decisiva sul web, questo aere virtuale e intricato, per fortuna o purtroppo, sempre più interzona globale; non dimenticandoci, ovviamente, di canali di promozione più tradizionali (e non). Se avete un disco in procinto di essere pubblicato, dei live da promuovere o eventi, contattateci, e vi informeremo al più presto sulle nostre tariffe e sui nostri servizi.
Alabama Songs Promotion su Facebook
Alabama Songs Promotion su Controcampus
New L'Ink Free Press n.6 - Novembre/Dicembre 2012
Scarica e leggi New L'Ink di Novembre-Dicembre su Issuu
E' online (e cartaceo in tutti i point da mercoledì diciannove dicembre) il nuovo numero (novembre-dicembre) di New L'Ink . Tra le tante cose interessanti che troverete all'interno anche l'intervista a Hugo Race di Sisco Montalto. Per i dischi del mese: Paolo Saporiti con "L'ultimo ricatto", recensione di Salvatore La Cognata e una mia recensione per "Oro: Opus Alter" degli Ufomammut.
NEWL’INK si rivolge a tutti coloro che hanno voglia di approfondire, attraverso la lettura e la visione di ottime immagini, argomenti culturali inerenti all’Arte, alla Letteratura, Architettura, Design, Musica, Cinema, Teatro e Sport. L’impostazione fortemente autonoma e coerente con un proprio punto di vista, una veste grafica essenziale quanto comunicativa, un formato agevole, una distribuzione gratuita e programmata o puntuale e a domicilio, un team giornalistico serio e professionale, notizie nazionali ed estere, ecc. fanno di Newl’ink un piacevole strumento giornalistico.
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