giovedì 21 febbraio 2013
venerdì 18 gennaio 2013
La Morte - La Morte (Anemic Dracula - Corpoc)
Commemorazione dei defunti, due novembre (e quando se no?), è uscito il primo lp dei La Morte, per l’appunto intitolato “La Morte” (Anemic Dracula & Corpoc). Progetto nato nei primi mesi del duemila e dodici da un’idea di Giovanni Succi (Madrigali Magri, Bachi Da Pietra) e Riccardo Gamondi (Uochi Toki).
Il Succi nel disco si occupa delle voci, cioè del reading di un’antologia di brani (con tema guarda un po’: la carne, la malattia, la putrefazione, la defecazione e sua signoria la Morte) recuperati con saggezza dalla miglior letteratura occidentale, dal medioevo a oggi e caspita, c’è anche il nostro da Todi Iacopone.
Il Gamondi, da parte sua, con la maestria e il guizzo creativo di chi sa il mestiere suo, innalza, sposta, sventola glitch algidi, polari; inalbera mari di suono, tesse bordoni, acquieta field recordings ineffabili e trasparenti; i suoi macchinari, il suo laptop si trasformano in vento, in tempesta, e in impeto. La voce cupa e umana del Succi, dopo l’ascolto di questo “epitaffio” sonoro, si fonde oscura in presagi, con l’ambiente sonoro del Gamondi e si amalgama come se venisse a scandire dall’aldilà, parole dal profondo di uno stomaco scrutatore di presagi sociali.
Appunto, La Morte. Essa è qui. E qui? E’ tra di noi? Nella morte dei valori, delle ideologie, nella visione di un Uomo Nuovo? L’uomo (l’omo!), colui che ha l’unico destino comune a tutti, ma che non è condivisibile con nessuno. Bè, non so, insinuazioni, divagazioni, prospetti.
A voi, la recensione mentale delle parole, di questo crepuscolo in note e rumori, di tutto quello che volete. Siediti, pensa al tuo cane e al tuo gatto morti da poco, pensa al lento esaurirsi delle cose, in un pomeriggio freddo d’inverno; pensa, piangi, rifletti, alla Morte.
Oltre il Succi e il Gamondi, si dice (è vero) abbiano partecipato alla registrazione di questo convivio musicale (decadente?), un ensemble di archi registrati nella cappella del cimitero comunale di Saludecio presso Rimini (e dove se no?!). Ma c’è di più, e credo sia seminale affinché l’album abbia un buon riscontro, l’ artista Veronica Azzinari ha immaginato e realizzato trenta copertine diverse, producendo altrettante incisioni a secco, riprodotte manualmente in serie di dieci stampe ciascuna, che rendono unica e irripetibile (come la vita e la morte) ogni singola confezione del disco.
Ecco, tutto splendidamente originale e, a tratti oscuro, ma insieme taumaturgico, come se tutto il lavoro stesse ramificando un progetto di esorcizzazione dalla Morte stessa.
E in alto i
nostri vuoti:
"La mea portadura se ià' 'n esta fossa;
cadut'è la carne, remase so' l'ossa
et onne gloria da me ss'è remossa
e d'onne miseria 'n me a rempletura".
Caduta è la carne ("La Morte" LP 2012) by LAMORTE
La Morte su Facebook
Sito ufficiale de La Morte
La Morte su Soundcloud
Recensione personale su Clap Bands Magazine
mercoledì 2 gennaio 2013
Una fottuta classifica dei miei album preferiti (e più ascoltati) del 2012
Ho letto, sentito e scorto da più parti sul web che queste tipo di operazioni hannorottoilcazzo (stilare classifiche) Si, può essere, hanno qualcosa che si potrebbe avvicinare al saccente, qualcosa da sboroni, superbi, intellettualoidi e forse anche no. Anzi, spero vivamente di no. Ecco, da parte mia è la terza volta che mi accingo (o' mi accingo) a stilare una classifica del genere: per carità non voglio dargli nessuna pretesa giornalistica, nè da esperto, sono soltanto un passionario, un amante quasi maniacale della musica che mi piace e che mi piacerà. E' Cultura, Amore, Ardore, Orgoglio, Nutrimento. Però, è proprio qui che per alcuni sta il problema (che "harottoilcazzo"); e cioè, la paura, la viltà, la pigrizia di trovarsi davanti ad una tale operazione. O forse è soltanto la "frustrazione" di pochi sparuti singoli nel non farle, nel non saperle fare o addirittura (ma non credo) essere delle povere vittime dell'ignoranza. In questo caso non adoro il Vile. Se vi va, fatele o fatela (come in questo specifico caso), per qualsiasi ramo: cinema, porno, macchine, economia, ecc, ecc. O per tutto: anche la classifica dei migliori nasi delle persone a voi conosciute. Secondo me fanno bene, come un medicamento, anzi sono un medicamento come tutto ciò che è legato alla Culturà e all'Arte. E se non si è presi da cinismo cronico possono creare buoni auspici. Scusate per le ovvietà, ma ogni tanto mi piace scriverle come se rappresentassero un fulcro semplice e descrittivo dell'esistente. Un'energia primigenia dove tutto va a finire e rinizia.
Auguri cordiali e pleonastici.
P.
1- Godspeed You! Black Emperor - Allelujah! Don't Bend! Ascend!
2- Swans - The Seer
3- Om - Advaitic Songs
4- Fuzz Orchestra - Morire Per La Patria
5- Magic Castles - Magic Castles
6- Heroin In Tahiti - Death Surf
7- La Piramide Di Sangue - La Piramide Di Sangue
8- The Men - Open Your Heart
9- Camera - Radiate!
10- Beak - >>
11- Motorpsycho and Ståle Storløkken - The Death Defying Unicorn
12- Soap & Skin - Narrow
13- Goat - World Music
14- Bill Fay - Life Is People
15- Father Murphy - Anyway Your Children Will Deny It
16- Mount Eerie - Clear Moon
17- Julia Holter - Ekstasis
18- The Disappears - Pre Language
19- Kadavar - Kadavar
20- Tame Impala - Lonerism
Fuori classifica ma meritevoli di attenzione (in ordine casuale):
Tim Hecker & Daniel Lopatin - Instrumental Tourist
Ufomammut - Oro: Opus Primum - Oro: Opus Alter
Peaking Lights - Lucifer
Andy Stott - Luxury Problems
Clinic - Free Reign
Aluk Todolo - Occult Rock
Slumberwood - Anguane
Rella The Woodcutter - The Golden Undertow
Xabier Iriondo - Irrintzi
King Of The Opera - Nothing Outstanding
Scott Walker - Bisch Bosch
Metz - Metz
Toy - Toy
mercoledì 19 dicembre 2012
Alabama Songs Promotion è tra noi. Quando la musica diventa passione (o viceversa).
La Alabama Songs Promotion è un neonato ufficio stampa per la promozione, sul web e su altri canali tradizionali, di novità discografiche in uscita, live, eventi e qualsiasi altra emanazione abbia a che fare con l'arte musicale e i suoi sobborghi. Stiamo partendo ufficialmente con questo nuovo progetto altero. Siamo una ghenga di giovinastri, tutti gravitanti da tempo in quello gnommero chiamato “mondo artistico-musicale” (recensioni di dischi, uffici stampa, poesia, musica), che hanno deciso di mettere in pratica professionalmente la proprie conoscenze acquisite nel tempo, ma soprattutto la propria passione, al servizio di chi vuole ampliare la diffusione e la conoscenza delle proprie creature musicali.
Oggi più che mai è nodale l’estrinsecazione e il lancio di un nuovo lavoro artistico, e soprattutto tale divulgazione è decisiva sul web, questo aere virtuale e intricato, per fortuna o purtroppo, sempre più interzona globale; non dimenticandoci, ovviamente, di canali di promozione più tradizionali (e non). Se avete un disco in procinto di essere pubblicato, dei live da promuovere o eventi, contattateci, e vi informeremo al più presto sulle nostre tariffe e sui nostri servizi.
Alabama Songs Promotion su Facebook
Alabama Songs Promotion su Controcampus
New L'Ink Free Press n.6 - Novembre/Dicembre 2012
Scarica e leggi New L'Ink di Novembre-Dicembre su Issuu
E' online (e cartaceo in tutti i point da mercoledì diciannove dicembre) il nuovo numero (novembre-dicembre) di New L'Ink . Tra le tante cose interessanti che troverete all'interno anche l'intervista a Hugo Race di Sisco Montalto. Per i dischi del mese: Paolo Saporiti con "L'ultimo ricatto", recensione di Salvatore La Cognata e una mia recensione per "Oro: Opus Alter" degli Ufomammut.
NEWL’INK si rivolge a tutti coloro che hanno voglia di approfondire, attraverso la lettura e la visione di ottime immagini, argomenti culturali inerenti all’Arte, alla Letteratura, Architettura, Design, Musica, Cinema, Teatro e Sport. L’impostazione fortemente autonoma e coerente con un proprio punto di vista, una veste grafica essenziale quanto comunicativa, un formato agevole, una distribuzione gratuita e programmata o puntuale e a domicilio, un team giornalistico serio e professionale, notizie nazionali ed estere, ecc. fanno di Newl’ink un piacevole strumento giornalistico.
http://www.new-link.it/
lunedì 29 ottobre 2012
East Rodeo - Morning Cluster (2012) – Menart Records/El Gallo Rojo/Pulse
Quando anni fa una mia cara amica, che non vedo e sento da tempo, mi fece ascoltare per la prima volta gli East Rodeo (credo fosse il duemilasei o duemila sette), per il fatto che li conosceva di persona e me ne raccontava alcuni retroscena, rimasi piacevolmente colpito dalla loro personalità e commistione di suoni. Essi andavano dal burlesco, ai ritmi slavi, al rock di matrice zappiana, crimsoniana e da influenze alte come Cage e Stockhausen. Oggi, per puro caso e perché ho in mano il “nuovo” lp (per la verità già uscito per il mercato croato nel duemila undici) della band, mi ritrovo a pensare a quei giorni e a scrivere una recensione che va al di là, diciamo, di quelle scritte fino a oggi; la nostalgia, sigh!
Il gruppo nasce nel duemiladue dalle forze creatrici dei fratelli croati Sinkauz (Nenad e Alen), e insieme ad altri musicisti nel duemila quattro portano al compimento Kolo, loro prima uscita discografica. Poi nel duemila sette con un significativo cambio di line-up (entrano Alfonso Santimone alle tastiere, all’elettronica e al programming e Federico Scettri alla batteria), al tutt’oggi stabile, fanno uscire Dear Violence . Per Morning Cluster il discorso riprende da lì, e cioè stiamo parlando di un album ricco d’influenze e ricerca, dove da un lato possiamo scorgere dalle fibre delle composizioni delle solide basi math-rock, noise, post-rock e se vogliamo anche del jazz (indubbia conseguenza degli studi di alcuni dei componenti) parliamo per esempio di pezzi come “Trom”, “Mrs. Cluster” o “Re: Trom”. Dall’altra parte, invece, ci sta la personalità più sperimentale del quartetto, ovvero le tessiture elettroniche e programmatiche (“939 Hz”, “Ballad Of LC”, “Brod”) che con le loro fitte ragnatele di suoni delineano un ascolto più avvincente ma sicuramente non facile, ma man mano che gli ascolti si fanno più numerosi rendono l’insieme più vicino e chiaro alle nostre meningi.
Un altro aspetto decisamente da non sottovalutare sono le composizioni dove vi è una leggera ma decisa estrinsecazione della voce. Per l’appunto la band in questo album si è avvalsa di significative e importanti collaborazioni dal panorama indipendente internazionale e italiano. Difatti, sono proprio i pezzi dove i nostri musicisti si avvalgono di “featuring” in cui la voce esce la testa dal turbinio squadrato degli strumenti . Per intenderci, stiamo parlando di nomi come Marc Ribot(Tom Waits, John Zorn, Lou Reed, ecc.) in “Crin Gad”, “Straws In Glass” e “American Dream” , Warren Ellis (Nick Cave and the Bad Seeds, Dirty Three) in “Step Away From The Car” e lastbutnottheleast Giulio Ragno Favero (Teatro Degli Orrori, One Dimensional Man) alla produzione e coltelli in “Straws In Glass”.
Che dire più? Ah, grazie amica cara.
Facebook East Rodeo
Myspace East Rodeo
Recensione personale su Clap Bands Magazine
domenica 30 settembre 2012
Ufomammut – Oro: Opus Alter (Neurot Recordings) - 2012
Uscirà il diciotto settembre “Oro: Opus Alter” degli Ufomammut, l'aurea parte seconda di quel magniloquente concept album che aveva avuto inizio con l'opera “Oro: Opus Primum” (http://www.elicona.it/index.php?option=com_content&view=article&id=253:ufomammut-qoroopus-primumq-2012&catid=34:recensioni-&Itemid=2 ) uscita lo scorso aprile.
Il discorso è e rimane ben consolidato con quello che era stato, più o meno, detto e fatto pregevolmente nella prima parte dell'opera. E cioè, scosse telluriche doom immense, alternate a momenti space-ambient, si mescolano come in un calderone da rituale di magia nera a un impasto psichedelico di cosmica memoria. Difatti, il gruppo con l'attuale lavoro rimane aggrappato o meglio dire, porta avanti una dissertazione sonora audace e tendenzialmente sperimentale, suggellata anche da un'eredità discografica, pur recente, che si manifesta sopratutto attraverso i loro ultimi quattro album, che li hanno portati di lavoro in lavoro verso territori ben più complessi, ossia l'opera concettuale in album. Comunque, se le nostre vedute musicali rimangono aperte a un confronto estetico a quello che oggi ci offre il panorama italiano e, innanzitutto, pensiamo al blasonato “indie”, possiamo spiegarci e spiegare il perché del suddetto “tendenzialmente sperimentale”, riferito all'album in questione.
Dopo vari ascolti, però, l'insieme è vittima di piccole increspature, e possiamo evincerne, rimanendo su grandi linee e confrontandolo col predecessore che non sia tutto un elogio. La mole di materiale che un genere come quello che gli Ufomammut suonano, ha creato decisamente numerose produzioni; appunto, la scena doom metal e heavy psych ha antesignani e pionieri con un bagaglio d'esperienza che supera, più o meno da i gruppi, un quindicennio. Risultare innovativi o addirittura geniali, nuove leve nella propria area oggi, non dico sia impossibile ma bisogna avere molto coraggio artistico per un lavoro sia diciamo valido che riuscito. Oro: Opus Alter in un certo senso lo è, sia al mio ascolto, che per molti settori musicali e musicanti con i feedback recenti di stima.
I riferimenti musicali relativi all'album come per il predecessore ancora una volta sono sempre chiari: Sleep, Neurosis, Electric Wizard e tutta la scena d'oltre oceano heavy-psych stoner doom che è attiva come lava incandescente già da parecchi anni.
Sapranno Urlo, Vita e Poia ancora evocare tali riti di comunicazione con l'universo? E dopo la trasmutazione purificatrice tramite l'oro alchemico, riusciranno a varcare la soglia di queste due ultime prove? Direi di aspettare che il tempo faccia il suo corso tramite ascolti attenti dell'album e prove dal vivo – Oro:Opus Alter verrà presentato questo ottobre con un tour in giro per mezza Europa - dove i nostri adepti ci daranno prova (http://www.youtube.com/watch?v=M8Dn7e97-DA ) del loro monolitico e imperioso sound.
Iscriviti a:
Commenti (Atom)









