mercoledì 1 febbraio 2012

Silver Rocket - Old Fashioned (2011 – Mexican Standoff Records/afmusic)



L'Emilia Romagna riserva sempre efficaci sorprese a chi sa avvicinarsene con cura e dedizione. Arti culinarie, d'amministrazione, passate e presenti, hanno avuto sempre quel quid in più, rilassato e d'intelletto, da far quasi la differenza. In questo caso regionale, parliamo di arti musicali. Nello specifico dei Silver Rocket e del loro ultimo album “Old fashioned”, appena pubblicato il sei dicembre. Il gruppo si forma nel settembre 2009 e dopo un primo periodo di assestamento, porta a compimento il suo primo prodotto di studio intitolato “Silver Rocket EP”.Tracce dirette, concise e con un certo contenuto psycho-shoegaze portano il cosiddetto ep ad avere un buon feedback su vari e importanti media di settore. Nel Gennaio del 2011 decidono di incidere nuove tracce per evidenziare, ovviamente, un nuovo periodo compositivo. Spunta fuori “Old Fashioned”, diretto garage rock melodico con venature post-punk e alternative rock. Il lavoro scorre anche tra solchi rumorosi di chitarra alla Sonic Youth (difatti, il nome della band è tutto un programma) e melodie che rimangono fiere e morbide, impresse sulla nostra materia grigia (Saturate, Walk Out The Door, Bunny Ears su tutte). Un album pieno, citazionista in accezione positiva, dove si nota una certa qual voglia “esterofila”, per dichiarare un suono già di per sé adulto e gradevolmente orecchiabile. Vi piacerebbero i The Jesus and Mary Chain più diretti che vanno a cena con un indie rock un po' zuccheroso d'estradizione americana? La risposta la potreste trovare nel pregevole menù sonoro di “Old Fashioned”.  




Silver Rocket on Facebook


http://www.silverrocket.net


Silver Rocket on Bandcamp


Silver Rocket on Twitter


Recensione personale su Clap Bands Magazine

venerdì 20 gennaio 2012

L'universo ancestrale dei MoRkObOt - L'intervista



Seguire i Morkobot da più di tre anni è un'esperienza, direi, gratificante. Perchè per ogni disco si ha quell'ansia nell'affermare:ma cosa succederà ora? Cioè, rispetto al lavoro precedente dove si può andare? Si va, si va, eccome. Morbo, ultima fatica della band, uscito per la Supernatural Cat Records, ne è una prova sonora evidente. Le aspettative vengono vanificate e si rimane, per così dire, rapiti. Si gioisce nel seguire band di siffatta calibratura. Il cosmo indipendente italiano si espande, e non di poco, non siamo mica qui a strimpellare le corde in un salottino caldo. E' proprio da queste premesse, infatti, che decido d'intervistare i messaggeri di Morkobot.


- Ho notato che Morbo è composto in maniera molto più complicata rispetto ai lavori precedenti. Parlo, riferendomi, alle dinamiche, ai riff e ai pattern di batteria. C'è stato un particolare calcolo di gestazione per Morbo?


Abbiamo notato che molti fra voi esseri umani sostengono che MoRbO sia il nostro album più accessibile (non tu, MoRkObOt ne gioisce). Non vorremmo fraintendere le loro parole, sai, la parola “accessibile” contiene le parole “cessi” e “bile”. Ci vuole un attimo a capire male. Comunque sia, temiamo che tu abbia ragione, MoRbO è pregno di elaborati calcoli scientifici (e a volte anche linguistici) che ci hanno permesso di arrivare a tale scempio sonoro. La motivazione di ciò è prettamente medica. Abbiamo notato che a causa di tutte le parti dilatate e ambientali nei nostri precedenti lavori i nostri arti e le nostre dita si stavano lentamente atrofizzando. Eliminando queste parti e concentrandosi su una concentrazione di parti più concentrate stiamo lentamente ovviando a questo problema che ci assilla da molti anni ormai. (E’ curioso notare come questo procedimento debba ancora coinvolgere il nostro encefalo dato che stiamo utilizzando risposte simili ad altre interviste effettuate alcuni giorni fa. NdL)


- Avete sempre suonato con questa formazione attuale? Avete avuto al vostro interno, oltre quelli odierni (due bassi e batteria), qualche altro elemento o strumento?


Tra i vari elementi che hanno fatto parte dei nostri esperimenti scientifici non possiamo dimenticare l’acqua. Sovente l’acqua è stato l’elemento che ha dettato i tempi e i metodi all’interno della Fortezza della Scienza (la nostra tana) penetrando da ogni tipo di fessura, le mura, finestre, il soffitto e persino tra le tegole. E qui entrano in gioco gli strumenti. Ci siamo dovuti armare di poderosi mocio, enormi stracci, capienti sacchi, capienti secchi e scope di paglia per evitare la formazione di insidiose forme di vita quali muffe o quant’altro.


- Con mio grande dispiacere, tempo fa persi un vostro concerto a Ragusa. Come collaboratore di una magazine del sud, vi chiedo:come vi siete trovati in territorio siculo? C'è qualcosa di particolare che ricordate durante la vostra permanenza?


Abbiamo dei bei ricordi della Terra del Cibo. Prima di tutto perché, incredibilmente, ci ricordiamo qualcosa e poi perché ci siamo sollazzati non poco. Tralasciando la lunga lista dei gustosi piatti che abbiamo degustato (per poco non abbiamo raggiunto la forma perfettamente sferica con i nostri corpi) perché non basterebbe un hard disk da un Tetra Byte (come lo chiama Ciccio, il mio vicino di casa. NdL) per contenerla, abbiamo conosciuto un sacco di cordiali forme di vita che sicuramente verranno risparmiate quando MoRkObOt debellerà la specie umana. Inoltre sono successi un sacco di aneddoti assai curiosi e divertenti come quella volta in cui abbiamo rotto il motorino di avviamento del Furgone 2.0 (r.i.p. mortacci sua) e ogni volta, per ripartire, siamo stati costretti a spingerlo. Da Messina a L’odi. Ma tutto ciò fa parte delle prove che MoRkObOt ci costringe a superare per dimostrargli tutta la nostra devozione.


- Mettiamo che in questo momento, ipoteticamente, dovreste affrontare un concerto. Con chi condividereste, volentieri, un palco?


Senza dubbio con il cadavere di Jimi Hendrix. Se invece ci è concesso di non scegliere per forza un ammasso di cellule in putrefazione ultimamente ci siamo divertiti molto (e speriamo di continuare a farlo) con Ufomammut, OvO, ICO, Eterea, Viscera///. Non siamo ancora riusciti a suonare con i Mombu o gli Zeus. Effettivamente “MoRkObOt VS Zeus” potrebbe anche essere un ottimo titolo per un film colossal. Oppure si potrebbe fare prima un “Mombu VS Zeus” dove il vincitore sfiderà il temibile MoRkObOt.


- Manifesterete il messaggio di Morkobot in lande straniere? Morkobot, vi ha parlato?


Siamo stati di recente nelle fredde lande al di là delle Alpi a bordo di un enorme Ufomammut e, che rimanga fra noi, pare che MoRkObOt voglia rispedirci di nuovo nelle terre dei barbari dalle croci rovesciate per la prossima primavera. Ma al momento non ci è concesso proferir parola alcuna.


- C'è una precisa volontà dietro i side-project (penso a Berlikete) che sono attivi oltre Morkobot? Oppure è un canalizzare altre idee, un divagare, uno svago.


Non solo vi è il berlikete a turbare gli incubi dei messaggeri, ma presto (o tardi) arriveranno anche OtRoM, Garaliya e UilliUolli. Purtroppo le giornate su questo pianeta durano soltanto 24 ore e sono soltanto 7 per ogni settimana delle quali ce ne sono appena 52 in un anno. Ovviamente anche gli anni a disposizione non sono poi molti. Alcune idee vengono disintegrate se introdotte nei meandri dei laboratori della Fortezza della Scienza per cui, di nascosto dal grande MoRkObOt, i messaggeri si vedono costretti a spremere ciò che rimane della propria materia grigia (che effettivamente non è poi molta) con altre sonorità, luoghi, persone, attività. Finché MoRkObOt non li separi.


- L'universo ancestrale di Morkobot vi rapisce del tutto oppure vi lascia del tempo per essere ogni tanto messaggeri della vostra vita.


Le nostre esistenze sono state resettate. Game Over. Non che ci fosse qualcosa da perdere, ma…qualcuno ha un gettone da prestarci?!?


- Il Malleus Rock Art Lab si occupa del vostro artwork. Come siete arrivati a loro o viceversa?


Abbiamo conosciuto i ragazzi di Malleus tramite gli Ufomammut, che seguivamo già da tempo. A volte può succedere che quando si segue una cosa, con un po’ di fortuna la si può raggiungere sicché loro, essendo uni e trini (Malleus/Ufomammut/Supernaturalcat) e mossi da un gesto caritatevole di proporzioni bibliche, ci hanno proposto di far uscire MoStRo (secondo album della saga di MoRkObOt) per la loro etichetta. Da quel giorno non sono più riusciti a sbarazzarsi di noi.



- Siete in fase di lavorazione per qualche video? C'è un progetto futuro, in tal senso, per promuovere qualche pezzo dell'album?


Un video….mmmh…bisogna prima trovare qualcuno disposto a perdere tempo, mezzi, pazienza, salute fisica e mentale. Dopodichè costui dovrà sottoporci (che non vuol dire “sotto i maiali”) delle immagini che verranno vagliate da MoRkObOt in persona.

Ovviamente tali immagini dovranno avere un senso compiuto, non dovranno rappresentare i messaggeri, dovranno essere surreali, creative, mai banali, elaborate, non troppo colorate. Ah, è giusto che costui sappia che siamo completamente al verde. E’ curioso il fatto che quando si è al verde è come essere, in pratica, nella merda fino al collo che, come è noto, è di color marrone. Essa potrebbe essere verde solo in caso di abbondanti bevute di vino di bassa qualità, ma in questo caso il portafoglio sarebbe decisamente meno al verde. Quindi, in ogni caso, sia che fossimo senza alcun soldo o che fossimo ricoperti dalle nostre feci, saremmo ugualmente al verde. (No, ok, tutto ciò è solo per far capire che se costui volesse realizzarci un video, a noi farebbe molto piacere, ma non possiamo pagarlo. Chiaro, no?!)


Leggi la mia recensione sull'ultimo album dei Morkobot su Clap Bands Magazine

Morkobot su Facebook

Morkobot su Twitter

Morkobot su Myspace

http://morkobot.wordpress.com/

venerdì 9 dicembre 2011

Classifica ascolti goderecci 2011


Chiedo scusa sin da ora se ho tralasciato, involontariamente, qualche uscita discografica o l'album di svolta

spirituale per qualsiasi animo sensibile a quella cosa chiamata Musica. Come l'anno scorso, ho scelto i sotto-indicati album, tramite il mio personale gusto estetico e psicopatiche ricerche in territori specializzati,

italiani e stranieri che siano(web-zine, siti, blog), quindi, è tutto molto soggettivo, ovviamente. Ho avuto in primis la ben amata sensazione di non voler stilare una classifica, perché ad ogni ascolto questi album cambiano forma, aspetto ed emotività trasmessomi, ma il mio istinto in questo momento mi spinge verso una forma più, diciamo così, "ordinata". Infine, non vi resta che dare un'occhiata. Prendetene e ascoltatene tutti.


1.Peaking Lights - 936


2.Eveline - Alpha Omega


3.Morkobot - Morbo


4.Squadra Omega - Le Nozze Chimiche 


5.Dead Skeletons - Dead Magick 


6.White Hills - HP-1


7.Dirty Beaches - Badlands


8.Low - C'mon 


9.Barn Owl - Lost In The Gare


10.The Great Saunites - Delay jesus'68


11.Bon Iver - Bon Iver   


12.Efrim Manuel Menuck - High Gospel


13.thisquietarmy - Resurgence


14.Psychic Paramount - II


15.Mogwai - Hardcore Will Never Die, But You Will


16.The Dreams - Morbido


17.Blanck Mass - Blanck Mass


18.Tim Hecker - Ravedeath, 1972


19.Atlas Sound - Parallax


20.Crystal Stilts - In Love With Oblivion


21.One Dimensional Man - A Better Man












giovedì 24 novembre 2011

Morkobot - Morbo (2011) - Supernatural Records




Se il DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) dovesse avere una fantomica promozione mediatica sociale, lo spot ipoteticamente realizzato, potrebbe avere come colonna sonora l'ultimo rito di venerazione dei seguaci di Morkobot:Morbo è infatti tra di noi. Dopo i due già imponenti lavori:"Mostro" (2005) e "Morto" del 2008. Usciti tutti per la Supernatural Cat Records, label che si occupa, solo per citarli di:Ufomammut, Lento ed OvO.

L'ultimo messaggio che Morkobot e suoi adepti (Lin, Lan e Len) vogliono lasciarci, suona come una trivella dibassi e batteria, che vuole scavare nei meandri della nostra mente e rimanerci. Il messaggio è magmaticoe roccioso, ma anche coraggiosamente diretto,impastato di psichedelia-noise-progressive-space rock-sludge e coadiuvato da massicci riferimenti ad altre band, penso agli Zu, Zeus! e Lightning Bolt. Riferimenti ed etichette che possono apparire terribilmente vuoti, se confrontati con l'impatto sonoro che l'album possiede, perchè quello arriva alle nostre orecchie potrebbe essere qualcos'altro. Credo, infatti, che i Morkobot si spingano verso questo "altro" con una miscela direi quasi infernale, dove la parola "osare" ha come vicino di casa  "avanguardia", ma dove tutto, però, è dannatamente Rock. Dunque, Morbo, forse, rivuole schiacciare l'occhio alle sonorità del precedente "Mostro", segnato da visioni più dirette e lancinanti. Ma tutto qui è aggiornato, più maturo, più alto. Un lavoro, ripeto, alto (ma non intellettualistico) e raffinato da potersi candidare come una delle migliori uscite nel campo musicale indipendente italiano nel 2011. Infine, il messaggio, dopo aver vagato errabondo negli spazi siderali delle menti degli autori atterra barocco e coraggioso qui da noi. Morbo vaga, quindi, come un fantasma alla ricerca dei suoi figli. Io consiglierei di accoglierlo a braccia aperte e senza paura. Così, quasi, come se fosse un profetico manuale di viaggio, nel futuro del suono della musica di qualità di questo nostro disgraziato paese. 



1.Ultramorth

2.Orkotomb 

3.Orbothord

4.Oktrombo

5.Mor

6.Oktomorb

7.Obrom




http://morkobot.wordpress.com/


https://www.facebook.com/MoRkObOt


http://www.myspace.com/morkobot


http://twitter.com/#!/morkobot


Recensione personale su Clap Bands Magazine


domenica 20 novembre 2011

Dyskinesia - Dalla Nascita (2011) - Frohike Records



 Il suono dei passi del boia sulla neve delle nostre sensazioni re: un incipit, una prima impressione in una frase su quest'album dalle tinte eteree ed ambientali che con le sue esplosioni telluriche viene a ridestarci da quel freddo celato dietro le sue chitarre e sommesse voci da un altro mondo oscuro. I Dyskinesia ci presentano questo nuovo album (interamente registrato in presa diretta) dopo la prima prova d'esordio su lp e due split in compagnia di “GSS:Gioventù Suicida Studentesca” e “Corpoparassita”. In “Dalla Nascita” riecheggiano post-metal, post- rock, ambient e drone. Vige un'atmosfera sedata dove, però, un fuoco riscalda quest'aria polare che immobilizza questo ambiente torbido. Il fuoco, lui, è la sezione ritmica, ti dirige ma con lentezza verso i cunicoli arresi di questo freddo territorio. Le tracce scorrendo ti chiamano all'entrata in un mondo altro, come entrare dentro un igloo infinito con una torcia ben accesa, dove pian piano incontri questi suoni sospesi e voci che non hanno direzione di provenienza. Un post-rock atmosferico e pensieroso si mette in società con il granitico post-metal dei Neurosis e degli Isis. L'album in questione esce per la Frohike Records nei primi di settembre in free digital download sul sito dell'etichetta milanese, promotrice di suoni altri e indipendenti che ha votato la propria esistenza su scelte ardue, interessanti e coraggiose. Per i Dyskinesia, infatti, sta attuando una politica di “condivisione dei costi di produzione” per la realizzazione fisica dell'album. Scelta che vuole consapevolizzare pubblico e ascoltatori su come gli artisti e etichette rischino, nella maggior parte delle volte, realizzando dal basso le proprie opere, di metter di tasca propria i soldi per tutto il lavoro. Gli interessati al progetto, dopo una donazione monetaria, riceveranno l'album in formato “pregiato” digipack. Are you in?


1.1

2.2

3.3

4.Dalla Nascita

5.5

6.6

7.7




http://dyskinesia.bandcamp.com/


http://www.myspace.com/dyskinesiaeutanasia


https://www.facebook.com/pages/Dyskinesia/132798303449018


http://www.frohikerecords.com/dallanascita/ (L'album è scaricabile da questo link)


http://www.clapbandsmagazine.com/2011/11/dyskinesia-dalla-nascita-2011.html  (Recensione personale su Clap Bands Magazine)




mercoledì 26 ottobre 2011

Slow Motion Genocide - Self Titled Ep (2011)


Tre elementi, un sound puro senza fronzoli, un'immediatezza riflessiva, ed un punto di forza: il suono degli strumenti che parla da solo. Gli Slow Motion Genocide (Pasquale Tomasetta - batteria, Federico Preziosi - basso e Raffaello Pisacreta - chitarra) sono una band strumentale di stanza ad Atripalda (Avellino) che con più di mezz'ora di musica ci delucida il suo manifesto sonoro attuale: l'omonimo Ep "Slow Motion Genocide" (2011).

Un lavoro convinto che spazia sufficientemente tra math-rock, stoner, hard-psichedelia e noise. Generi, a mio avviso, che hanno impostato (più o meno) il panorama rock alternativo di questi ultimi quindici anni. Si parte con un pattern ben fatto di batteria: motivo conduttore della prima parte del brano. Inserti noise di chitarra, un basso semplice ma solido alle spalle, partenze e risalite. Mi riferisco ovviamente al brano d'apertura (Deep Needles), che si veste di questi delicati e allo stesso tempo pesanti indumenti. Difatti, l'ottimo finale da incedere psichedelico rende perfetta questa vestizione di suono, con i Motorpsycho a cui rendere grazie come stilisti sonori.

"Make o Break" dicono i Slow Motion Genocide. Esattamente le parole giuste per descrivere l'andamento calzante del secondo pezzo. Cadenzato da un riff grunge sviluppato fino alla fine come se il pezzo dovesse terminare lì, con un bel balzo schizoide però i ragazzi ci riservano quell'effetto sorpresa da granitica chiusura stoner.

Dub or not Dub? La domanda nasce spontanea. Infatti, mi chiedo se "Gamino" (terzo pezzo dell'ep) sia stato composto casualmente con questo mood in un'improvvisazione oppure sia una dichiarazione d'influenze con cui il gruppo vive da sempre. Interessante domanda per un'intervista. Comunque, il pezzo si muove su direttive rock-dub (conosceranno mica i De Facto, progetto collaterale del cantante e chitarrista dei Mars Volta?), con basso e batteria che fanno il loro sporco lavoro e una chitarra che stende, come su una tela, schizzi colorati di delay che rendono il pezzo un po' più stralunato e variegato.

Il penultimo brano, "Pinball", ha come suoi connotati un semplice incedere rock e credo sia l'elemento più immediato di tutto il lavoro. Pezzo dal classico ritmo a levare, un ottimo lavoro della batteria impegnata a tessere tribalismi non del tutto scontati, e con qualche pausa percussiva ci ritroviamo in un contesto da pezzo "mordi e fuggi" prima della meditazione del pezzo di chiusura: "Your Strenght My Weakness". Infatti, ho la sensazione che questo Ep finisca per come sia iniziato. Mi spiego. Le potenti e movimentate riflessioni di "Deep Needles" ritornano ondeggianti e prepotenti in questo pezzo che chiude il tutto. Vi si scorgono ancora una volta le cavalcate motorpsychiane ed un finale epico, secondo me, marchio di fabbrica della band. Invece, fanno per la prima volta la loro comparsa dei giri storti tooliani (math rock?) sviluppati fino ad una sacrosanta esplosione. Comunque, un ep che alla fin fine non si fa scoprire troppo velocemente. Difatti, tutto lo spazio, il tempo e il messaggio che scorrono lungo i bordi dei suoi suoni riescono a venir fuori individuandoli tramite le giuste coordinate che l'ascolto ci potrà offrire. Spero.

Anyway, buon ascolto!




http://slowmotiongenocide.blogspot.com/


http://www.myspace.com/slowmotiongenocide


https://www.facebook.com/pages/Slow-Motion-Genocide/141281512587233


http://twitter.com/#!/smgband


http://www.reverbnation.com/slowmg


http://www.youtube.com/user/SlowMotionGenocide#p/a


Recensione personale su Clap Bands Magazine

giovedì 20 ottobre 2011

Intervista ai Father Murphy:"Il reverendo tra eresia e misticismo".


Father Murphy (fR. mURPHY) è il nome con cui lo scrittore William Seward Burroughs appare nel film "Drugstore cowboy" di Gus Van Sant, come anche il protagonista di una, se non più, routine scritte dall'autore stesso. Una di queste, che tratta appunto di un prete tossico che, durante la vigilia di Natale trova una valigia con all'interno un corpo fatto a pezzi, è stata musicata da Kurt Cobain ed edita in un disco dal titolo "The Priest: they called Him".

Ma Father Murphy è anche il protagonista di una Leggenda a cui sembra ispirarsi un'omonima band italiana, inizialmente collettivo non ben definito, in seguito composta da Freddie Murphy - chitarra/voce (tra i fondatori del Madcap Collective), Chiara Lee - tastiere/percussioni/voce, e il vicario Vittorio Demarin - batteria/viola/voce.

La band nei primi anni di vita è passata da un lo-fi irriverente ad una psichedelia barrettiana miscelata con un John Lydon da epoca d'oro. In questo periodo c'è un uso sorprendente di alcune tastiere giocattolo, le voci stanno tra il salmodiare e il pop e le percussioni danno quel tono quasi sghembo alle composizioni da smorzare ogni tanto i toni cupi. Dopo vari dischi e un'intensa attività live arrivano alla loro opera più matura intitolata "and He Told us to turn to the Sun" (2008) presentata sopratutto all'estero con vari live in lungo e in largo in Europa e Stati Uniti. L'opera è un concept sull' Eresia. Il reverendo, rispetto al passato, accentua gli aspetti apocalittici del suono ed il tutto prende una deriva riflessiva e contemplativa. Nel 2010 esce "No room for the weak" ep e "3 3-sides" ep (raccolta di inediti) nel 2011. Questi due lavori virano verso territori ancora più oscuri ed ampi rispetto al precedente album. Si nota, infatti, una volontà più accentuata verso atmosfere ancora più oniriche e da incubo, verso mantra sanguinanti ed una dilatazione delle strutture musicali che rende tutto, ancor di più, una totale eresia ortodossa.

Abbiamo posto un po' di domande telematiche al gruppo ed è un piacere che ci rispondano:


- Il vostro ultimo lavoro "...and He Told us to turn to the Sun" (2008) era votato al concetto dell' "Eresia". Dopo tre anni dal suddetto a che punto è la vostra "Leggenda Eretica"?


"Leggenda Eretica"? Suona bene! Allora, il successivo EP, "No room for the weak", è votato al misticismo, all'esigenza/necessità di soffrire, autoinfliggersi sofferenza, nel trovare una forma di verità e libertà in se stessi. L'idea di fondo è quella di una parabola verso il basso, dove i punti fermi saltano, e dove l'unico percorso possibile non è verso l'esterno, ma l'interno.

L'Eresia è la scossa, il misticismo è ammettere che non ci sono più compromessi con se stessi. E' uno sguardo cinico nei propri confronti, dove solo l'autoironia può garantire il non perdersi.

Ad un certo punto quindi non basterà isolarsi, ma diventerà necessario cercare l'isolamento in un qualcosa che potrebbe essere identificabile con l'ascetismo, o con la condizione degli eremiti. Il prossimo disco sarà la colonna sonora di questo movimento, e solo nel finale ci sarà un cambiamento, una specie di rivelazione. E' come se ti dicessi che abbiamo capito cosa vogliamo, cosa faremo, e quali sono i nemici da cui guardarci.

E' decisamente più facile quando decidi di dare un nome al tuo nemico. Da lì puoi ripartire tutto, anche dall'inizio, magari.

Forse il disco successivo al prossimo sarà un concept sull'idea di fondare una nuova religione."


- Ho ascoltato ultimamente i vostri ultimi due ep: "No Rook For The Weak" (2010) e "3 3-sides" (2011). E' una scelta ben precisa racchiudere le vostre ultime creazioni in questi formati oppure è una sorta di anticipazione del vostro sound di qualche Lp o album in lavorazione?


"Mentre "No room for the weak" è un'uscita vera e propria, "3 3 sides" è più che altro un pretesto per utilizzare bozze di materiale antecedente, sfruttando esclusivamente la piattaforma bandcamp.

"No room for the weak" è considerato EP per il fatto che ha 4 brani, e per la durata, 20 minuti. Per noi è il normale e conseguente passo rispetto a "...the Sun".

Il suono si è sviluppato verso un'idea di chiusura, quasi di ridurre le già poche fonti sonore da noi utilizzate. nella nostra testa sono atmosfere ben precise, il primo pezzo potrebbe essere riassunto con una preghiera continua mentre ci si batte il petto. "...the Sun" era più vario, perchè l'Eresia porta novità, porta dubbi e porta gioia di riscoperta. Il misticismo ti pone di fronte a delle scelte, al porre l'attenzione non tanto sul fine, ma sul percorso da compiere. Tutti questi termini astratti per noi diventano reali nel suono, nelle atmosfere, nel decidere cosa far succedere in questo e in quel movimento. E poi ovviamente nei live.

In tutto questo, riferendomi alla chiusura della tua domanda, sì, quanto fatto nell'utlimo periodo più che averci portato al nuovo disco, ci ha consegnato quello che avremmo dovuto fare. Abbiamo appena terminato le registrazioni del nuovo album (dal titolo "Anyway, your children will deny it), e quindi ne parlo con la massima cognizione di causa."


- Ho notato nella pagina del vostro bandcamp che in "3 3-sides" le prime due canzoni sono state "pensate" per dei film. C'è qualche volontà o desiderio futuro dietro questa supposizione?


"Abbiamo avuto già modo, nel passato, di prestare nostre musiche per corti (ad esempio di Luca Dipierro), come anche per lungometraggi (penso a "Due vite per caso" del palermintano Alessandro Aronadio, uscito lo scorso anno, e presente alla Berlinale, in cui ci sono tre nostri pezzi, oltre ad un nostro cameo). Abbiamo da poco musicato, insieme a Jealousy Party e Alessandro fiori, con la regia di rico dei Uochi Toki, una rilettura del "Gabinetto del dott. Caligari", per uno spettacolo, Arca Puccini- Caligari 2011, a cura dell'ottima associazione pistoiese Nevrosi, con alla postazione video i ragazzi di Influx. Inoltre siamo da qualche tempo al lavoro sempre con il buon Luca Dipierro (http://www.lucadipierro.com/ vi assicuro che merita la visita!) per musicare interamente un suo lungometraggio, in uscita il prossimo anno, dal titolo "Dieci teste - How i find it". Nello "scrivere" i nostri dischi, partiamo sempre dalle atmosfere, dal parlare tra di noi cercando di raffigurare le idee, e quindi diventa quasi complementare la possibilità di lavorare su immagini in movimento di altri, ovviamente a partire dalla possibilità di mettere le nostre atmosfere a disposizione di immagini altrui."


- In "Indie Labels" un pezzo di "Six Musicians Getting Unknown" (2005) cantate: "I like indie labels but indie labels don't like me". Qual'è o era l'intenzione espressiva di questa frase?


"Eh eh, quel pezzo è in realtà di fine 2002, io e C. Lee vivevamo a Berlino, spedivo CDR e cassette a tutte le label che trovavo interessanti, ricevendone sempre rifiuti, quando rispondevano. Poco dopo, tornati in Italia, insieme a Paolo Moretti e Andrea Rottin avremmo creato il Madcap Collective, per non perdere tempo a lamentarci, bensì per tirarsi su le maniche e cercare di promuovere al meglio le nostre diverse proposte. A ripensarci adesso, dopo questi anni, voglio pensare a quella frase più come ad una constatazione, piuttosto che ad un'effettiva lamentela. D'altronde, e ne sono certo, ci sono ancora svariate etichette indipendenti che mi piacciono molto, ma cui la nostra produzione sonora non piace o non piacerebbe..."


- La grafica dei vostri lavori è sempre molto curata e ricercata. Quanto è importante per voi lo styling dei vostri "oggetti" musicali?


"Abbiamo la fortuna di avere una persona che si occupa completamente della grafica, o, come preferisce il diretto interessato, delle visioni e atmosfere dietro alla nostra musica. Lui è Vinh Ngo, il quarto Murphy, inizialmente mio compagno di penna, per poi quindi diventare a tutti gli effetti il quarto elemento della band.

Fortuna volle che, la prima volta che la radio statunitense WMFU trasmise un nostro pezzo, Vinh fosse all'ascolto, e decidesse ad ordinare tutto quanto da noi allora fatto, via mailorder. Al tempo ero io che mi occupavo del mailorder del Collettivo, e, vista la cortesia con cui era stata redatta la mail, decisi di inserire qualche sorpresa. Dopo due settimane ricevetti quindi un pacco, proprio dal buon Ngo, il quale mi aveva fatto avere dei suoi disegni, due compilation con la sua musica preferita, con tra l'altro ottime nuove band californiane, e due libretti autoprodotti da lui stesso, con dei suoi disegni. Ce ne innamorammo, ovviamente.

Di lì, nel giro di poco tempo, abbiamo iniziato un'ancora più fitta corrispondenza, da cui poi appunto sono nate le varie copertine, spunti per titoli, testi etc...

Nel prossimo disco, ad esempio, due testi di altrettante due nuove canzoni sono completamente suoi."


- Luca Di Pierro è stato un'artista chiave per l'aspetto visuale dei vostri lavori. Come è nata la collaborazione?


"Luca l'abbiamo conosciuto 6 anni fa ad un concerto di Bonnie Prince Billy a Faenza. Lui stava promuovendo Adodo, bellissimo magazine di cui era il tutto fare. Da lì abbiamo iniziato a sentirci spesso, fino ad arrivare a proporgli di curare la grafica interna di un tributo agli Os Mutantes uscito per Madcap nel 2007. Nel frattempo si era trasferito negli Stati Uniti, dove ci siamo visti in occasione di ogni nostro tour in quel paese, addirittura del primo tour, nel 2008, Luca ha curato le date a New York e un po' la logistica in generale. Quindi abbiamo continuato la collaborazione, soprattutto scambiandoci file, stimoli, idee (io ho curato una mostra itinerante di suo quadri a fine 2009 inizio 2010, lui ha incluso un mio racconto in un'antologia di autori italiani e americani edita negli US, abbiam prestato nostre musiche ad un suo corto per promuovere un romanzo che è finito sul New York Times, mentre lui ha prodotto il video per "In their graves"...), e, come accennavo prima, vari sono i progetti insieme già in cantiere."


- Cosa ne pensate del fatto di aver un maggior riscontro all'estero?


"Per presentare "No room for the weak" abbiam fatto in un anno 137 concerti, di cui moltissimi all'estero. Abbiamo faticato meno a suonare all'estero (Nord America ed Europa) che non in Italia. Abbiamo avuto ottime recensioni tanto all'estero che in Italia. Mi è forse sembrato che all'estero (discorso super in generale, ovviamente) ci sia meno bisogno di catalogare, e che quindi la nostra proposta, per quanto particolare, non venga vista nè come troppo sperimentale, nè troppo cerebrale, nè presuntuosa...

Ti posso assicurare che in Italia ci sono delle ottime realtà per cui saremo sempre felici di suonare. Tanto quanto continueremo ad essere felici di non essere chiamati a suonare in quei circuiti che non hanno avuto mai interesse per noi. Molto semplicemente è una questione di vedere dove la tua proposta può avere spazio, e battere su quello.

Per noi suonare live è fondamentale, non solo per promuovere i dischi, ma perchè è una delle cose che sappiamo fare meglio, e di cui sentiamo maggiormente l'urgenza. E quindi semplicemente continuiamo ad andare dritti per la nostra strada."


- Da collaboratore di una webzine "sudista" mi viene spontanea una domanda: vi siete mai chiesti perchè nel sud italia suonano poche band indipendenti o di certi ambienti underground? Secondo voi il motivo è soltanto una questione di logistica? O c'è altro?

"La tua domanda è ben complessa; di certo la questione logistica è importante. Noi ci mettiamo meno ad arrivare In Germania o in Slovenia/Rep Ceca Francia etc...che arrivare a Roma. Ovviamente questo influisce quando, per fare ad esempio un tour all'estero, partendo dalla Sicilia, devi già mettere in conto un giorno e mezzo prima di essere all'estero... Ma ti dico, non sono di certo la persona più adatta per dare una motivazione logica o sensata. Ti dico però che, nel nostro piccolo, abbiamo avuto modo di conoscere ottime realtà al sud, cito ad esempio la Brigadisco Records di Itri, etichetta stupenda, con produzioni curatissime, che organizza anche due festival e una sfilza lunghissima di date. Realtà napoletane legate al Perditempo, come A spirale, Sec, o la Fallo dischi... Carlo Natoli e quello che sta facendo non solo a Ragusa...Lomax a Catania...le pugliesi Musica per organi caldi e Leepers production... Fabio Nirta e tutto il giro di Cosenza... non so se sia pertinente, ma pensando alla Sardegna c'è l'ottima Here i Stay, capace di resistere nel miglior modo quest'anno anche al boicottaggio dell'omonimo festival... E da lì salire verso centro, vedi Roma, con la No Fi, il Fanfulla, Borgata Boredom e una band meglio dell'altra...tutte queste realtà sono fatte di band e di persone che lavorano, e che secondo me possono essere viste come lo zoccolo duro di future possibilità..."


- Ci parlate del vostro importante sodalizio con il Madcap Collective?


"Penso di aver già accennato a Madcap in altre risposte. Fondamentalmente Madcap per noi ha rappresentato la famiglia da cui siamo partiti in quest'avventura. E continua ad essere presentissima nelle nostre produzioni, vedi l'ultimo 7'' uscito appunto per Madcap in collaborazione con Aagoo, Boring Machines, Avant!, Brigadisco e La délirante...(7'' split con l'ottima band torinese How much wood would a woodchuck chuck if a woodchuck could chuck wood). Quello che mi piace soprattutto di Madcap è che sia in continuo cambiamento, non è più un'etichetta, o meglio, non solo, è più un piccolo laboratorio, un sodalizio, un punto in comune tra realtà diverse."


- Sparatemi a freddo, senza pensare troppo, un gruppo italiano o non che vi ha colpito di recente.


"Ce ne sarebbero molti.

Ho già citato gli HMWWAWCIAWCCW, di cui sono certo si sentirà e a ragione molto parlare, avrei altri nomi (vedi i SIC ALPS con cui abbiam appena fatto un tour europeo, o i MOVIESTAR JUNKIES, entrambi giganti!)...

guarda, ti dico THULEBASEN, danesi, abbiam fatto con loro un tour in Scandinavia lo scorso aprile, meritano davvero, modo originalissimo di usare la voce e le chitarre, e ottima resa dal vivo. Spero di riuscire a portarli in tour in Italia presto."


- Prossimi progetti e impegni?


"Oltre al fatto, come accennnavo prima, che abbiamo appena finito di registrare il nuovo disco, che dovrebbe uscire a gennaio, e che sarà mixato da Greg Saunier dei Deerhoof, abbiamo da pochissimo fatto uscire un 7'' split, vedi più sopra, e un vinile live, con illustrazioni di Rocco Lombardi (eccezione che conferma la regola, riferendomi qui al discorso su Vinh Ngo), uscito per Brigadisco Records, con anche versione limitata serigrafata a mano con diversi colori rispetto alla tiratura normale, grazie al lavoro di Legno (qui qualche foto www.brigadisco.it). Saremo poi presenti in una compilation che uscirà a breve per festeggiare i 10 anni dell'etichetta Under My Bed, mentre No Fi Recordings sta ristampando la versione in cassetta di "and He told us to turn to the Sun".

Per quanto riguarda i live saremo fermi fino a dicembre, per quindi ripartire da gennaio per presentare il nuovo disco."




http://www.facebook.com/pages/Father-Murphy/140754102641108?sk=wall


http://www.myspace.com/reverendmurphy


http://fathermurphy.blogspot.com/


http://www.madcapcollective.com/


Intervista personale pubblicata su Clap Bands Magazine